Migliaia di italiani ricevono richieste dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Coinvolti anche gli esenti: ecco quando scatta la prescrizione e come contestare il debito
Prenotare una visita medica, dimenticare l’appuntamento e non comunicare la disdetta può costare caro. Anche a distanza di molti anni. È quanto sta accadendo in diverse regioni italiane, dove l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sta inviando cartelle e richieste di pagamento per prestazioni sanitarie prenotate ma non effettuate.
Il caso più significativo riguarda l’Asl Napoli 1, che ha già avviato circa 85mila richieste di pagamento per un valore di 3,9 milioni di euro. Altre 22mila pratiche sono ancora in lavorazione. Le somme richieste sono generalmente contenute, spesso inferiori a 30 euro, ma il problema riguarda migliaia di famiglie. In alcuni casi le comunicazioni arrivano per appuntamenti risalenti addirittura al 2017.
Non si tratta soltanto di visite specialistiche: le contestazioni possono riguardare anche gli accessi al Pronto soccorso in codice bianco per i quali non risulta pagato il ticket.
Chi deve pagare, anche se è esente
La normativa è cambiata con la legge 107 del 2024, che ha introdotto nuove disposizioni per contrastare le liste d’attesa. Chi prenota una prestazione e non si presenta senza averla disdetta può essere chiamato a pagare il ticket ordinario previsto per quella prestazione, anche se normalmente beneficia dell’esenzione.
Sono previste eccezioni in presenza di cause di forza maggiore o di impossibilità sopravvenuta, che devono essere dimostrate con documentazione.
Un impedimento serio, un ricovero o un’emergenza possono costituire elementi importanti per chiedere l’annullamento dell’addebito. Non basta, invece, dichiarare semplicemente di aver dimenticato l’appuntamento.
Prescrizione: dopo quanti anni non si deve più pagare?
È uno dei punti più delicati per chi riceve una cartella relativa a una visita di molti anni prima. Bisogna distinguere due situazioni. Se la richiesta riguarda un credito per ticket sanitario, il termine ordinario di prescrizione è generalmente di dieci anni. Se invece si tratta di una sanzione amministrativa per mancata presentazione, il termine è normalmente di cinque anni.
Ma da quando partono questi termini? Per il credito relativo al ticket, la prescrizione decorre, in linea generale, dal momento in cui il pagamento diventa esigibile. Per la sanzione amministrativa, invece, decorre dalla data della violazione.
Attenzione: il termine può essere interrotto da una richiesta di pagamento o da un altro atto valido, regolarmente notificato. In questo caso la prescrizione ricomincia a decorrere secondo le regole previste dalla legge.
Ecco perché chi riceve oggi una richiesta per una visita del 2017 non deve dare per scontato né che il debito sia prescritto né che sia obbligatorio pagarlo. Bisogna prima conoscere la natura dell’addebito e verificare tutte le notifiche eventualmente intervenute negli anni.
C’è inoltre una questione fondamentale: la legge 107 del 2024 non può essere applicata retroattivamente per creare obblighi di pagamento relativi a comportamenti precedenti. Per le vecchie prenotazioni occorre verificare quale normativa regionale e nazionale fosse in vigore alla data dell’appuntamento.
Come difendersi: i documenti da chiedere all’Asl
Il cittadino che riceve una richiesta di pagamento non deve farsi prendere dal panico, ma neppure ignorare la comunicazione. La prima cosa da fare è chiedere all’azienda sanitaria la documentazione completa, in particolare: la data e gli estremi della prenotazione. La prova dell’effettiva comunicazione dell’appuntamento. La registrazione della mancata presentazione. Copia degli eventuali solleciti e delle precedenti notifiche. Il dettaglio del calcolo della somma richiesta. La norma sulla quale si fonda l’addebito.
Se la visita è stata effettuata, si può presentare il referto o un’attestazione della struttura. Se era stata disdetta o spostata, bisogna recuperare la comunicazione del Cup. Se il ticket è già stato pagato, occorre allegare la ricevuta. In presenza di malattia, ricovero, emergenza o altri impedimenti documentabili, è importante produrre ogni certificazione disponibile.
Come chiedere l’annullamento della cartella
Se la richiesta è sbagliata, il debito è già stato pagato, manca il presupposto dell’addebito oppure è intervenuta la prescrizione, l’assistito può presentare un’istanza di annullamento in autotutela all’Asl, allegando le prove e chiedendo una risposta scritta. Se è già arrivata una cartella dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, bisogna prestare particolare attenzione ai termini di opposizione e alle procedure previste. Nei casi consentiti dalla legge, per esempio in presenza di un pagamento già effettuato o di una prescrizione maturata prima della cartella, è possibile chiedere la sospensione della riscossione entro 60 giorni dalla notifica.
Attenzione: la semplice richiesta di riesame all’Asl non sospende automaticamente i termini né blocca la riscossione. Per questo è opportuno rivolgersi a un legale o a un professionista esperto in materia.
Il consiglio: non pagare senza aver prima verificato
Il messaggio per i cittadini è semplice: una cartella non deve essere considerata automaticamente giusta soltanto perché arriva dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Occorre controllare la data della prestazione, la normativa applicabile, la natura del credito, la prescrizione e soprattutto la regolarità delle notifiche.
Anche pochi euro possono essere contestati quando non sono dovuti. Il cittadino ha diritto di conoscere perché gli vengono chiesti quei soldi e sulla base di quali documenti. Per evitare nuovi problemi, ogni appuntamento che non si può rispettare deve essere disdetto attraverso il Cup, le farmacie abilitate o il Fascicolo sanitario elettronico, rispettando il preavviso previsto dalla propria Regione.
La tutela degli assistiti passa anche da qui: pagare ciò che è realmente dovuto, ma non subire richieste illegittime, errori amministrativi o pretese che potrebbero essere ormai prescritte.
Ciro Crescentini

