Caracas denuncia il blocco delle petroliere come atto di pirateria internazionale
In un’escalation che molti osservatori definiscono provocatoria e priva di fondamento, il governo degli Stati Uniti, guidato da Donald Trump, ha annunciato un presunto “blocco totale” delle petroliere soggette a sanzioni che operano nei porti e nelle acque territoriali del Venezuela. L’annuncio, arrivato alla vigilia di un discorso alla nazione del presidente statunitense volto a celebrare presunti successi della sua amministrazione, è stato subito bollato da Caracas come una “grottesca minaccia” e un tentativo inaccettabile di appropriazione indebita delle ricchezze del Paese.
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro e il suo governo hanno reagito con fermezza: “Trump intende imporre un blocco navale militare del tutto irrazionale, con l’obiettivo di sottrarre al Venezuela ciò che è nostro di diritto: le nostre risorse naturali e il nostro petrolio”, ha dichiarato la vicepresidente Delcy Rodríguez su Telegram. L’amministrazione venezuelana ha inoltre invitato le Nazioni Unite a intervenire, chiedendo al Consiglio di Sicurezza di condannare pubblicamente quello che definisce un atto di “pirateria internazionale” contro una petroliera venezuelana intercettata dagli Stati Uniti il 10 dicembre scorso.
Nonostante le pressioni e le azioni coercitive, Caracas assicura che le operazioni di esportazione del petrolio continuano senza interruzioni. Secondo Pdvsa, la compagnia petrolifera statale, le navi impiegate nelle operazioni godono di piena copertura assicurativa, supporto tecnico e garanzie operative, garantendo il rispetto dei principi di libera navigazione e commercio sanciti dal diritto internazionale. L’azienda ha denunciato una lunga serie di aggressioni economiche, che includono sanzioni, attacchi informatici, sabotaggi e sequestri di navi, definite dal governo venezuelano “atti di pirateria” perpetrati da uno Stato estero.
Sul fronte internazionale, il governo di Caracas ha trovato sostegno da alleati storici come Russia e Cina. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ribadito che “Pechino si oppone a ogni forma di bullismo unilaterale e sostiene il diritto di ogni nazione a sviluppare relazioni economiche indipendenti e reciprocamente vantaggiose”. Anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha criticato le azioni statunitensi nei Caraibi, sottolineando che “tali misure sono largamente respinte a livello globale e volte a contrastare iniziative diplomatiche alternative”.
In America Latina, l’annuncio statunitense ha suscitato richiami alla moderazione e alla diplomazia. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha invitato Trump a valorizzare il dialogo rispetto alla minaccia militare, sottolineando come “il potere della parola sia più efficace e meno costoso di ogni operazione bellica”. Nel contesto degli scambi recenti tra i leader regionali, Lula da Silva ha mantenuto contatti sia con Trump sia con Maduro, promuovendo un approccio basato sulla negoziazione e sulla stabilità regionale.
Nonostante le misure di pressione, Pdvsa ha confermato che l’estrazione e l’esportazione del petrolio venezuelano proseguono regolarmente. La licenza concessa a Chevron dagli Stati Uniti continua a garantire la vendita del greggio, di cui gran parte viene monetizzata attraverso accordi con la Cina e con Cuba, assicurando così la principale fonte di entrate del Paese. Caracas ha ribadito che “ogni tentativo di bloccare il commercio petrolifero sarà affrontato nel pieno rispetto del diritto internazionale, difendendo con fermezza la sovranità energetica e l’indipendenza economica del Venezuela”.
Il governo bolivariano ha lanciato un chiaro messaggio: ogni aggressione esterna, sia militare sia economica, sarà respinta. In un momento in cui il Venezuela affronta pressioni internazionali senza precedenti, il Paese continua a rivendicare il diritto di decidere autonomamente il proprio futuro e di gestire le proprie risorse, confermando la determinazione di proteggere “la dignità e la sovranità nazionale”.
Red
