Venezuela, il vice ministro Di Stefano: “Non siamo sudditi della Nato”

Venezuela, Messico e Uruguay propongono “meccanismo” di dialogo

“Siamo nella Nato ma questo non vuol dire che ‘alleati’ voglia dire essere ‘sudditi’, come ci hanno fatto credere gli ultimi governi da 30 anni. Si parla di accrescere l’escalation in Venezuela, ma bisogna piuttosto abbassare i toni e rientrare nell’alveo della politica”. Lo dichiara oggi il sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio di Stefano, a margine del convegno “Il Mondo nel 2019: opportunita’ e rischi per le imprese italiane” nella sede di Assolombarda a Milano. Alla domanda dei cronisti se il rischio, a fronte della crisi venezuelana, e’ quello di uno scontro piu’ ampio tra Russia e America, con l’Italia come posizione di Paese mediatore, Di Stefano risponde che “l’Italia e’ da sempre campione di diplomazia e di questo dobbiamo andare fieri”.  Il sottosegretario pentastellato osserva che “mentre Maduro sfila con l’esercito e gli Stati Uniti minacciano di alzare il livello dell escalation e la Russia dice che difendera’ gli interessi venezuelani con qualsiasi mezzo, l’Italia e’ ancora una volta un Paese che parla di cooperazione politica vera”. Interpellato sulla posizione italiana in vista del summit di domani a Montevideo sulla crisi venezuelana, Di Stefano ribadisce la linea contro il principio di ingerenza e a sostegno dell’autodeterminazione dei popoli e cita Papa Francesco. “Ha ragione il Papa”, afferma, in riferimento alle parole espresse dal Pontefice circa una necessario ‘passo indietro’ da entrambi le parti avverse, ovvero il presidente venezuelano Nicolas Maduro da una parte, e dall’altra Juan Guaido’, presidente dell’assemblea venezuelana, autoproclamatosi presidente ad interim” Entrambi, continua Di Stefano, “dovranno metterci qualcosa sia Maduro, che l’assemblea nazionale”, Ma, aggiunge, “non dobbiamo parlare solo di Guaido’ ma dell’assemblea nazionale che rappresenta molte piu’ anime. Maduro non puo’ pensare di ignorare una protesta che va avanti da anni e quindi ha una base sociale chiara, dall’altro lato l’assemblea nazionale non puo’ pensare di far finta che Maduro sia un generale e che tutta l’area politica di Maduro non esista”.

Venezuela, Messico e Uruguay propongono “meccanismo” di dialogo – Uruguay e Messico hanno proposto oggi l’istituzione di un meccanismo di dialogo senza condizioni preliminari per facilitare una soluzione negoziata della crisi politica in Venezuela. Messico e Uruguay sono tra i pochi paesi latinoamericani che non hanno riconosciuto il presidente del Parlamento venezuelano Juan Guaidò come presidente ad interim del Paese dopo l’autoproclamazione del 23 gennaio.

Il Ministro degli Affari Esteri dell’Uruguay, Rodolfo Nin Novoa, e il suo omologo messicano, Marcelo Ebrard, hanno presentato il “Meccanismo di Montevideo” in una conferenza stampa nella capitale uruguaiana, che comprende diverse fasi e la mediazione di personalità di fama internazionale. Questa proposta non richiede lo svolgimento di elezioni presidenziali anticipate, come richiesto dall’opposizione venezuelana e da molti paesi. “Se chiediamo le elezioni in questo e in quel momento, imponiamo condizioni che rendono difficile il dialogo. Sono loro (il governo e l’opposizione in Venezuela, NdR) che devono essere d’accordo”, ha spiegato Nin Novoa, leggendo una dichiarazione congiunta dei due governi. “Proponiamo il Meccanismo di Montevideo sulla base del nostro legittimo interesse e della nostra disponibilità a contribuire ad una soluzione delle divergenze tra il popolo venezuelano e gli attori coinvolti”, ha aggiunto. La proposta congiunta sarà presentata  ai partecipanti alla prima riunione di un gruppo internazionale di contatto a Montevideo, che riunisce l’Unione europea, sette paesi europei e quattro paesi dell’America latina, compreso l’Uruguay. Il Messico, il cui Ministro degli Affari Esteri parteciperà alla riunione di giovedì, non si è unito al Gruppo di contatto. Al tavolo negoziale, non parteciperà  il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres , per “dare credibilita’” all’offerta “di buoni uffici alle parti”.

Alla vigilia dell’incontro dei Paesi neutrali sulla crisi in Venezuela, promosso da Uruguay e Messico a Montevideo, un carico di aiuti umanitari aumenta la tensione tra le forze governative e quelle legate al presidente autoproclamato Juan Guaido‘. Ieri Caracas ha dispiegato l’esercito per impedire l’ingresso dei convogli nel Paese, e Adan Chavez, tra i leader del partito di governo e fratello dell’ex presidente Hugo, ha detto che il Venezuela e’ pronto a “prendere i fucili” per contrastare una potenziale invasione. Se per Guaido’ e’ in atto un “complotto militare” per impedire l’entrata di beni che potrebbero “salvare la vita” a “300mila persone”, Nicolas Maduro afferma che “l’imperialismo non aiuta nessuno, nel mondo”.
In un’intervista pubblicata dall’emittente  ‘Telesur’, si legge che le sanzioni internazionali costerebbero alla repubblica bolivariana 23 milioni, piu’ dei 20 milioni di aiuti annunciati dal consigliere della Casa Bianca John Bolton. 

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