L’ex politico ed editore condotto in carcere dopo le indagini dei carabinieri. Per gli inquirenti ingaggiò la banda per intimidire Report
C’è una svolta decisiva nelle indagini sulla grave intimidazione subita nell’ottobre 2025 da Sigfrido Ranucci. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Valter Lavitola: l’ex giornalista ed editore è ritenuto dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Roma il mandante dell’attacco esplosivo contro la casa del conduttore di Report. La misura, siglata dal giudice per le indagini preliminari, include per l’indagato la pesante contestazione dell’aggravante delle modalità mafiose.
I fatti risalgono al 16 ottobre dello scorso anno, quando la deflagrazione di un ordigno ad alto potenziale scosse la frazione di Torvaianica, a Pomezia, proprio dinanzi all’abitazione del giornalista d’inchiesta. L’esplosione provocò rilevanti danni alla struttura, risparmiando miracolosamente l’incolumità di Ranucci e dei suoi familiari.
Il coinvolgimento dell’ex direttore de L’Avanti era emerso con chiarezza nelle scorse settimane. All’inizio del mese scorso, i militari dell’Arma avevano effettuato una perquisizione a suo carico; convocato successivamente in Procura per l’interrogatorio, Lavitola aveva scelto di non rispondere alle domande dei pm, limitandosi a rilasciare alcune dichiarazioni spontanee per respingere gli addebiti.
Il quadro accusatorio si completa così dopo i primi arresti scattati a fine giugno, quando finirono in manette quattro persone considerate gli esecutori materiali dell’attentato. Il gruppo operativo, composto da tre uomini e una donna provenienti dalle province di Napoli e Avellino, deve rispondere a vario titolo di detenzione e porto abusivo di armi ed esplosivi, danneggiamento e minaccia, reati tutti commessi in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso.
L’arresto di Lavitola segna un passaggio centrale in una vicenda che riaccende i riflettori sui rischi concreti corsi dal giornalismo d’inchiesta nel nostro Paese e sulla ferocia dei tentativi di silenziarlo.
Alessandro Manna

