Anche i media iraniani insistono sulla marcia indietro americana. L’agenzia Fars parla apertamente di sospensione degli attacchi dopo le minacce iraniane di colpire le centrali elettriche in tutta la regione. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, commenta il rinvio come un passo obbligato di fronte alla capacità di deterrenza di Teheran
È una retromarcia clamorosa: Donald Trump annuncia il rinvio di tutti gli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane, una sospensione della durata di cinque giorni che segna un improvviso cambiamento di strategia rispetto alla linea dura seguita fino a ieri.
Il presidente statunitense ha definito la pausa come frutto di colloqui “molto positivi e produttivi” con l’Iran, mirati a una “completa risoluzione delle ostilità in Medio Oriente”. Ma la versione di Washington si scontra con le dichiarazioni di Teheran: il ministero degli Esteri iraniano, citato dall’agenzia Mehr, nega qualsiasi contatto diretto o indiretto con gli Stati Uniti, sostenendo che le parole di Trump servono più a influenzare i mercati energetici e guadagnare tempo sul piano militare.
Anche i media iraniani insistono sulla marcia indietro americana. L’agenzia Fars parla apertamente di sospensione degli attacchi dopo le minacce iraniane di colpire le centrali elettriche in tutta la regione. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, commenta il rinvio come un passo obbligato di fronte alla capacità di deterrenza di Teheran.
La diplomazia internazionale si muove
Mentre gli Stati Uniti cercano di giustificare la pausa come esito di negoziati, sul piano internazionale continuano i contatti diplomatici. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha parlato con l’omologo iraniano Abbas Araghchi della situazione nel Golfo Persico, ribadendo la contrarietà agli attacchi contro infrastrutture nucleari come la centrale di Bushehr e sottolineando i rischi ambientali e umani di eventuali raid militari. Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, ha confermato che solo una soluzione politica può ridurre le tensioni.
Anche la Cina ha lanciato un avvertimento: secondo Pechino, se il conflitto continuerà a espandersi, l’intera regione rischia di precipitare nel caos. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha richiamato le parti in conflitto a interrompere le operazioni militari e tornare al dialogo.
Teheran rilancia e minaccia sorprese
Sul fronte iraniano, la tensione resta altissima. Abdullah Haj-Sadeghi, rappresentante della guida suprema nel corpo dei Guardiani della Rivoluzione, avverte che “nuove sorprese sono in arrivo” e ribadisce che l’Iran non si arrenderà mai. Parallelamente, il Consiglio di Difesa iraniano minaccia il possibile dispiegamento di mine navali nel Golfo Persico in caso di invasione terrestre, aumentando il rischio per le rotte energetiche globali.
Mosca, pur opponendosi a un blocco dello Stretto di Hormuz, riconosce all’Iran il diritto all’autodifesa, sottolineando l’importanza di contestualizzare le azioni di Teheran all’interno della situazione regionale.
Una tregua fragile
La sospensione annunciata da Donald Trump appare quindi meno come un segnale di distensione e più come una pausa tattica, dettata dalla deterrenza iraniana e dal rischio concreto di escalation. Washington e Israele subiscono, di fatto, una battuta d’arresto davanti alla capacità di risposta di Teheran, mentre il Medio Oriente resta in bilico, con tensioni militari e diplomatiche che potrebbero esplodere nuovamente da un momento all’altro.
CiCre
