Sulle offese ai meridionali non vale il politicamente corretto

Il dibattito innescato dal titolo del Foglio sui “Terroni somari”. Perché l’informazione sembra sempre pronta a distruggere la reputazione del sud?

Un disegno di Mannelli, dedicato alla ministra Boschi, dal titolo “Riforma: lo stato delle co(s)ce” solleva un acceso e perdurante dibattito anche in rete e per prima Laura Boldrini non esita a puntare il dito contro il quotidiano diretto da Marco Travaglio, tacciato di “sessismo”. Molto più di un vespaio lo crea il titolo sulle “tre cicciottelle”, le ragazze italiane del tiro con l’arco alle Olimpiadi, che ha comportato la cacciata del direttore delle pagine sportive del Resto del Carlino. Contro entrambi i titoli, draconiani tutti. Con beata ipocrisia, contro i titoli che siano anche solo lontanamente ed esteriormente irrispettosi del sesso degli angeli, si scaglia il plutone istituzionale . Il 15 agosto arriva invece, sulla prima pagina del Foglio, “Terroni somari ma promossi con la lode“. Un titolo che capeggia anche il giorno dopo, perché l’edizione del 16 non va in onda grazie alla festività e si giova di ripetere: “Terroni somari ma promossi con la lode”.

Davanti al titolo immorale e offensivo si assiste alla biforcazione tra le misure draconiane e quelle che furono di Pilato. Se ne lavano le mani tutti. Quando in bocca ai pitbull dei giornali arriva la reputazione del Sud tutti sembrano godere lo stato delle cose.

 

 

Senza entrare nel merito dei dati e delle dichiarazioni riportate nell’articolo, bisogna chiedersi perché: perché quel titolo “Terroni somari”? di certo, quel titolo non sembra affatto compatibile ad una testata “culturale” riconosciuta tanto utile da essere strutturalmente sovvenzionata dallo Stato. Quel titolo così offensivo, stante che il direttore risulta un giovane e preparato giornalista di Palermo, sembra piuttosto forgiato da un manipolo di editori/ finanzieri afflitti da cinismo nazionale nonostante i loro siano nomi che risuonano nella politica italiana tra i banchi dei responsabili sostenitori delle riforme renziane, nomi di moderni e sedicenti liberali arricchisciuti, come Berlusconi, Paolo e Verdini, Denis.

Ma questo è un altro paio di maniche e nel mirino del mio intervento c’è capire cosa avvelena i manicaretti del network italiano. L’interrogativo è come possa autoassolversi una società che metabolizza offese come fossero pane e vino. Mi chiedo perché un titolo in prima pagina che offenda platealmente il Sud, metta d’accordo tutti. Alzino la mano gli Oliverio, che non hanno battuto ciglio davanti alle offese cubitali lanciate dal Foglio. Ma almeno gli uomini e le donne che di Bernabei hanno commemorato la visione straordinaria di un’Italia a cui l’informazione di Stato ha saputo e voluto offrire conoscenza e cultura unificante; almeno chi, ancora oggi, nel mondo dell’informazione e della formazione, opera con responsabilità, al nord e al sud, non dico di scrivere un pamphlet contro il titolo in questione ma di compiere lo sforzo, questo sì, magari anche riservato e intimo, se non socializzarlo attraverso i canali più appropriati della discussione e del confronto, come un esame di coscienza, ma collettivo, chiedendo ma perché usare parole offensive contro noi meridionali? Se i dati sulla maturità registrano una Calabria ultima nei test Invalsi, ma prima per voti con lode devono sviluppare un dibattito, perché partire con il peggiore e recalcitrante stereotipo per cui al sud sono tutti terroni somari?

Certe logiche dei giornali si capiscono, ma anche certi limiti sono necessari. Perché è da prendere atto che vi sono interessi convergenti di spaventosa affinità che solo l’esercizio responsabile della scrittura può rendere meno pervasivi. Pensiamoci sù: tutti i poteri che estorcono al sud, nel rispetto dei propri ruoli, dentro e fuori il palazzo, dentro e fuori le banche, che sia questione di soldi o di credito o di fiducia, sono legati da un filo rosso comune: umiliare la comunità locale, distruggere la reputazione del meridione. Terrone è un termine spregiativo della lingua italiana. La Corte di Cassazione ha ufficialmente riconosciuto che tale termine ha un’accezione offensiva, confermando che la persona che l’aveva pronunciata dovesse risarcire la persona offesa dei danni morali. Ma non è al risarcimento materiale che chiedo di pensare- anche se di questi tempi non sarebbe un’idea balzana per compensare il maltolto. Piuttosto, da parte di chi ha la possibilità di scrivere i titoli sul Foglio e su altre testate, chiedo di fare ammenda e usare prudenza. Perché se le parole sono il respiro delle idee, di quel titolo “terroni somari” è preoccupante l’idea di fondo e lo sono ancora di più le azioni a cui vanno a parare. Peggio ancora se contestualizzati nella cornice politica, a cui il giornale appartiene. A proposito, non è dato sapere, al Governo come la pensano. Né sappiamo se alla ministra Giannini, pronta a dichiarazioni anti-sessiste, anche contro i presidi, la frase che lincia la dignità dei meridionali che si occupano della sua materia è andata a genio. Potrebbe significare tante cose. Non ultimo, davanti alla protesta delle centinaia di insegnanti emigranti, destinate a cattedre al nord, quel titolo potrebbe essere tuonato come uno scudo rassicurante volto a fiancheggiare in questi giorni caldi, l’abile ghigliottina all’occupazione delle donne e madri calabresi ( visto che in questo scorcio di secolo italiano il famigerato contratto arriva ai 30 e 40 e non ai 20 anni) nelle cattedre vinte e assegnate ma al nord. A questo esercito dai tratti gentili e dolenti, spero non manchi il coraggio di accettare comunque sia la nomina e nel frattempo i padri faranno i padri mentre si deve dare battaglia di civiltà affinché alla Calabria e alle regioni del sud sia riconosciuta le stesse possibilità garantite in altre regioni del nord: assegnare i posti istituendo, anche al sud, il tempo prolungato. E non sia per carità reiterata la dose repressiva con dichiarazioni tipo “al sud è stato programmato il tempo prolungato per le scuole a rischio”. Il titolo di Ministro della Repubblica, si addice a chi governa garantendo in Campania le stesse condizioni e opportunità che vengono date in Lombardia, per esempio. E se nel frattempo i ministri e le ministre avessero cambiato mestiere? Sarebbero in parte spiegati gli stravolgimenti e le percentuali da capogiro con cui, gli analisti dell’Istituto SWG hanno fotografato l’indignazione del Sud. Purtroppo molte testate continuano a titolare “malcontento”. Una traduzione (in)fedele nei secoli…

 

 

Eppure, al di là delle pur legittime critiche al sistema di valutazione scolastico, mi sembra che i “somari terroni” siano eroi di pazienza e superano a pieni voti prove come le Olimpiadi della Matematica, considerate gare per le eccellenze dal Ministero della Pubblica Istruzione e della Ricerca Scientifica e sono organizzate dall’Unione Matematica Italiana e dall’Istituto Superiore della Scuola Normale di Pisa, che quest’anno hanno premiato uno studente della scuola secondaria superiore di Avellino. Ed è il caso del vincitore delle Olimpiadi di Fisolofia, premiato a Roma: uno studente all’ultimo anno del liceo classico Giorgio Asproni di Nuoro. La stessa scuola che tra i suoi banchi ha accolto Indro Montanelli e Salvatore Satta.

Gentile Testata Il Foglio, vogliamo ritornare sulle parole o bisogna dare la coroncina ai meridionali per recitar di risposta il divino refrain di Vittorio Sgarbi? Capra!

Teresa Benincasa

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