Secondo il WSJ, diversi Paesi europei puntano a garantire la libertà di navigazione dopo le tensioni con l’Iran, tra divergenze su Washington e sicurezza marittima
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal (WSJ), alcuni Paesi europei starebbero valutando la creazione di una coalizione congiunta per ristabilire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di agire in modo indipendente dagli Stati Uniti dopo la conclusione delle recenti operazioni militari condotte da Washington e Israele contro l’Iran.
Il progetto avrebbe come priorità quella di ricostruire la fiducia delle compagnie di navigazione internazionali, garantendo condizioni di sicurezza sufficienti per il transito delle navi commerciali attraverso lo stretto una volta cessate le ostilità nell’area.
All’interno del dibattito europeo emergerebbero anche possibili evoluzioni di posizione da parte della Germania, storicamente prudente rispetto a un coinvolgimento militare diretto in Medio Oriente, ma ora considerata potenzialmente più aperta a partecipare all’iniziativa.
Resta però aperta la questione più delicata: il ruolo degli Stati Uniti. Le capitali europee non avrebbero una linea comune. Da un lato, la Francia ritiene che la partecipazione di Washington potrebbe rendere il piano inaccettabile per Teheran; dall’altro, alcuni funzionari britannici temono che l’esclusione degli Stati Uniti possa generare tensioni con l’amministrazione del presidente Donald Trump e indebolire l’efficacia complessiva dell’operazione.
Nel complesso, l’iniziativa descritta dal WSJ si fonderebbe su tre pilastri principali: la riattivazione sicura delle rotte commerciali nello stretto, operazioni di sminamento per mettere in sicurezza l’area e la protezione delle navi mercantili attraverso scorte navali fornite da unità militari europee.
Alessandro Manna
