Strage stazione di Bologna, 39 anni senza conoscere i mandanti

Mattarella: “Eliminare le zone d’ombra”. Bonafede: “Stato negligente per decenni, il tempo del silenzio è finito”

 

La strage senza mandanti è una delle varianti della “strage impunita”, topos narrativo dell’Italia negli anni di piombo. Purtroppo, il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, alle 10.25 l’orologio segna pure l’eccidio più grave della storia repubblicana: 85 morti e 200 feriti. Vittime ancora in cerca di giustizia, a 39 anni di distanza. Anche oggi l’ormai antico rituale ricorda la vergogna nazionale: l”incontro in consiglio comunale, il corteo, il minuto di silenzio nella piazza della stazione. “Eliminare le zone d’ombra” è l’appello del capo dello Stato, Sergio Mattarella. . “Le istituzioni – dice – grazie all’opera meritoria dei suoi uomini, sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia”. Scolpiti nella storia giudiziaria rimangono i nomi neofascisti di Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e dell’allora minorenne Luigi Ciavardini. Tutti e tre continuano a dirsi innocenti, e tutti e tre sono liberi o semiliberi, nonostante le condanne. E in ogni caso, dietro di loro si staglia il fondo oscuro della repubblica. Mancano i mandanti. “I familiari e l’Italia tutta – afferma il premier Giuseppe Conte -attendono ancora risposte, questo governo continuerà a garantire il massimo appoggio ai magistrati della procura generale di Bologna, che sono impegnati a ristabilire tutta la verità”.

 

E il guardasigilli Alfonso Bonafede ripete:”La ricerca dei colpevoli, dei mandanti, non è finita. Lo Stato deve ringraziare ogni giorno chi tiene accesa la speranza, e deve assumersi la responsabilità di tutte le volte che non è stato capace di squarciare il velo del silenzio e dell’oblio”. La sensazione, nonostante tutto, è di uno spiraglio di luce. “Quest’anno possiamo nutrire delle speranze verso la verità. – sostiene il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi -.L’anno scorso, ci sono stati degli impegni presi dal governo che si cominciano ad avviare, come la digitalizzazione degli atti e i fondi messi a disposizione dalla Cassa Ammende e Csm. Non posso che ricordare il grande impegno per la legge sul depistaggio che ora non è più un vocabolo ma un reato. Tutto ciò fa ben sperare che si stia per arrivare a chiudere la partita sui risarcimenti aperta nel 2014”. Anche Bolognesi, però, sa che la strada è ancora lunga: “La pista palestinese viene tirata in ballo per intossicare l’opinione pubblica. Il momento che stiamo attraversando dà speranza per il raggiungimento della verità. Tra le tappe più importanti ci sono la riapertura del processo a Cavallini e soprattutto l’indagine sui mandanti della procura generale. Ci sono novità importanti da entrambi i fronti”.

(Foto Alfonso Bonafede/Fb)

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