Mentre i leader europei spingono per un riarmo da 800 miliardi, l’Italia scende in piazza per il dialogo. All’iniziativa di lotta hanno aderito lo storico Alessandro Barbero, il rettore dell’Università di Siena Tomaso Montanari, e il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onofrio. A questi si aggiungono il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, l’ex europarlamentare Barbara Spinelli e l’economista e saggista statunitense Jeffrey Sachs, il giornalista Michele Santoro, l’ex ambasciatrice Elena Basile, la tiktoker Rita De Crescenzo, il leader di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Bonelli e Fratoianni
Il 5 aprile, Roma ospiterà una grande manifestazione contro la guerra, un’occasione per unire voci e menti in difesa della pace e contro la corsa al riarmo che sta minacciando il futuro del nostro continente. Il corteo partirà alle 13:00 da Piazza Vittorio Emanuele II e raggiungerà il palco finale in Via dei Fori Imperiali. La manifestazione vedrà la partecipazione di personaggi di spicco, tra cui lo storico Alessandro Barbero, il rettore dell’Università di Siena Tomaso Montanari, e il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onofrio. A questi si aggiungono il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, l’ex europarlamentare Barbara Spinelli e l’economista e saggista statunitense Jeffrey Sachs, il giornalista Michele Santoro, l’ex ambasciatrice Elena Basile, la tiktoker Rita De Crescenzo, il leader di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Bonelli e Fratoianni.
L’evento si sta delineando come un momento importante di riflessione e azione per chi crede che la soluzione ai conflitti non risieda nelle armi, ma nel dialogo e nella diplomazia.
Il sostegno di Vincenzo De Luca: “Più gente a combattere per la pace”
Anche il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha espresso il suo pieno sostegno alla manifestazione. In una dichiarazione recente, De Luca ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Sono assolutamente d’accordo sull’iniziativa per la pace. Mi interessa che ci sia quanta più gente a combattere per la pace, non vedo le bandiere o le sigle”. Nonostante De Luca probabilmente non potrà partecipare all’evento di Roma, a causa di impegni già fissati con il Vinitaly a Verona, ha ribadito la sua adesione totale alla causa della pace.
A margine della presentazione del progetto del nuovo ospedale pediatrico Santobono a Napoli, il governatore ha evidenziato come la sensibilità verso la pace stia crescendo: “Noi stiamo combattendo da tre anni per far crescere questa sensibilità, meno male che sta crescendo la spinta per la pace”, ha dichiarato, ricordando le numerose iniziative passate a favore della pace. De Luca ha anche sottolineato che la manifestazione arriva “anche in ritardo” rispetto agli sforzi che già da tempo porta avanti la Regione Campania.
La necessità di diplomazia: De Luca e la sua critica al riarmo
Nel suo intervento, De Luca ha sottolineato che l’unico modo per affrontare le attuali sfide globali non è l’escalation militare, ma piuttosto un impegno diplomatico che privilegi il dialogo. “Un grande Paese deve essere in grado di difendersi, ma può farlo in tanti modi, e in ogni caso è irrinunciabile un’iniziativa diplomatica”, ha affermato. “Solo le armi non servono a nulla, servono solo a bruciare miliardi di euro sottratti ad altre cose più utili”
Il governatore ha poi ricordato che, nel 2022, la Campania è stata tra le prime a promuovere una grande manifestazione per la pace, con la partecipazione di circa 50 mila giovani in Piazza Plebiscito a Napoli. “Era il 28 ottobre 2022, prima che la Russia occupasse cinque regioni. Allora eravamo da soli, ma ora vediamo che la spinta per la pace sta crescendo” . La sua riflessione si è conclusa con un appello al ritorno alla diplomazia, riconoscendo nel Papa, il “vecchio vestito di bianco che vive nella città del Vaticano”, l’unico grande leader politico che ha ripetutamente richiamato il mondo alla via della pace, mentre la politica internazionale sembra concentrarsi sempre più sulla militarizzazione.
La propaganda del panico e il piano di riarmo da 800 miliardi di euro
In un contesto dove la paura di un conflitto imminente è alimentata da forze politiche e mediatiche, la manifestazione del 5 aprile diventa anche un’opportunità per fare luce sulle vere emergenze che affliggono i cittadini. La propaganda che ci invita a preparare scorte per una guerra imminente sembra voler distogliere l’attenzione dalle emergenze quotidiane, come la difficoltà di accesso a farmaci e la crisi del caro-vita, che colpiscono milioni di italiani. Mentre la paura viene alimentata, si stanno preparando piani di riarmo faraonici che prevedono un investimento di 800 miliardi di euro in armamenti, risorse che potrebbero invece essere destinate a migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Il piano “ReArm” e le sue conseguenze
Il Piano “ReArm” da 800 miliardi di euro, che prevede ingenti investimenti nelle industrie belliche, non risponde alle reali necessità dei cittadini. Invece di destinare queste risorse a migliorare la sanità, l’istruzione o il welfare, si privilegia un aumento vertiginoso delle spese militari, che non rafforza la difesa comune, ma alimenta una corsa al riarmo che danneggia soprattutto paesi come l’Italia, già alle prese con una situazione economica difficile.
Un appello alla pace e alla giustizia sociale
La manifestazione del 5 aprile, dunque, non è solo un evento contro la guerra, ma anche un appello alla giustizia sociale, economica e diplomatica. La pace non può essere costruita con le armi, ma solo con il dialogo, la diplomazia e la solidarietà tra i popoli. L’iniziativa di Roma segna un passo importante per unire le voci di chi crede che il futuro dell’Europa e del mondo non debba essere segnato dal conflitto, ma dalla collaborazione e dalla ricerca di soluzioni pacifiche.
In questo contesto, la partecipazione di figure come Vincenzo De Luca, che ha sostenuto con forza la causa della pace, è fondamentale per dimostrare che la politica può essere una forza di cambiamento anche lontano dagli interessi delle lobby armate.
CiCre
