Il giovane ucciso per errore a Ponticelli: esclusi legami con la criminalità
Dopo alcuni giorni di valutazioni, la Questura di Napoli ha autorizzato lo svolgimento dei funerali pubblici per Fabio Ascione, il giovane di 20 anni ucciso in una sparatoria avvenuta la scorsa settimana nella zona orientale di Napoli. Le esequie si terranno domani mattina alle 10:30 presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel quartiere Ponticelli.
Le indagini condotte dai carabinieri sono ancora in corso, ma al momento emerge un elemento rilevante: il ragazzo non sarebbe stato il bersaglio dell’agguato. Fabio Ascione, che lavorava in una sala bingo della zona, è stato raggiunto da un unico colpo al torace ed è deceduto poco dopo il ricovero all’ospedale Villa Betania.
Inizialmente, proprio per la necessità di chiarire eventuali collegamenti con ambienti criminali, non era stato concesso il via libera ai funerali pubblici. Tuttavia, gli accertamenti successivi hanno portato a una diversa valutazione: il giovane viene ora considerato a tutti gli effetti una vittima innocente.
Sull’episodio è intervenuta anche Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto tecnico tecnologico “Marie Curie” di via Argine, sempre a Ponticelli, che ha espresso forte preoccupazione per la situazione del quartiere.
«Sul controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine a Ponticelli negli anni ci saremmo aspettati qualcosa di più. La situazione è estremamente complicata, c’è in giro una violenza inaudita, purtroppo l’ennesimo ragazzo che perde la vita non ci si sorprende», ha dichiarato.
Secondo Valeria Pirone, negli anni ci si sarebbe aspettati un presidio più incisivo da parte delle istituzioni, mentre oggi la realtà appare segnata da una diffusione preoccupante della violenza. «Bisogna affrontare il tema Ponticelli, c’è bisogno di un presidio stabile, fisso, non occasionale. Serve il potenziamento della videosorveglianza, che al momento è inesistente e inadeguata», ha aggiunto.
La dirigente ha poi sottolineato come episodi di cronaca nera siano ormai frequenti nella zona, chiedendo interventi concreti nelle aree più esposte. «Accadono fatti di cronaca nera tutti i giorni, servono posti di blocco nelle aree violente, che sono ben note a chi vive e lavora qui. Le scuole ci sono, così come le associazioni e gli operatori del terzo settore, ma da sole possono fare ben poco: il fenomeno è enorme, tentacolare. C’è un’emergenza seria, qui si spara e si muore».
Ciro Crescentini

