Sardegna, vince il patto Lega-autonomisti. E il Pd ride per un’altra sconfitta

Alle regionali nell’isola tutti cantano vittoria, ma quasi nessuno potrebbe farlo, guardando i numeri. Tranne il Partito Sardo d’azione, che raddoppia i consensi e si ritrova un governatore, grazie al patto con Salvini

Alle regionali sarde è decisivo l’accordo tra Lega e Partito sardo d’azione, per incoronare governatore Christian Solinas. Un senatore del PSd’Az, eletto alle politiche nelle liste leghiste, appunto. Il dato politico è questo, il resto rientra nella rituale pantomima. Un copione in cui tutti cantano vittoria, ma tutti (o quasi) hanno perso, guardando davvero le cifre. Perdono la faccia, di nuovo, i media mainstream, che rilanciano il format delle regionali in Abruzzo: la notizia non è chi ha vinto le elezioni, ma che “I 5 stelle sono crollati”. Variazioni sul tema: “I 5 stelle implodono” e “I 5 stelle, ormai, stanno scomparendo”. Il risultato però dice altro: alle regionali 2014 il M5s non si presentava, quindi il deludente 9,7% di domenica è, per paradosso, un avanzamento. Il confronto, in prima battuta, è con le urne di 5 anni fa. Poi certo, fa sensazione rileggere il 42,4 pentastellato del 4 marzo scorso (-300mila voti). Del resto, una spia del forte calo grillino la stavano dando già i sondaggi, che non sono il verbo, ma una tendenza la segnalano. E allora il Pd? Come in Abruzzo, i dem stanno festeggiando un’altra regione persa. “Il voto in Sardegna sta mostrando due cose- sorride twittando Roberto Giachetti, candidato alle primarie-: 1) il PD non è in macerie, come dice Zingaretti; 2) i cinque stelle con cui volevano farci alleare stanno implodendo. A quanto pare la strada giusta è andare sempre Avanti. Magari per tornare a vincere e non solo a perdere bene”. Magari, hai visto mai? Sulla stessa linea il competitor Maurizio Martina, che si bulla: “In questi mesi da segretario ho lavorato alle coalizioni in Abruzzo e Sardegna. Più forte è il PD, più cresce l’alternativa”. E in effetti, il Pd si è rafforzato: nell’isola raccoglie il 13,5% (prima lista); alle ultime politiche era al 14,82; alle precedenti regionali al 22,07. Nel 2014 il centrosinistra di Pigliaru vinceva con il 42,4; ora la coalizione dello sconfitto Massimo Zedda è al 32,9.

 

Forza Italia, invece, è addirittura raggiante. Il senatore Francesco Giro vede rallentare “l’effetto Salvini”. Ma forse è colpa dello spoglio delle schede, ancora incompleto, a 24 ore dalla chiusura dei seggi. E aggiunge: “Ora alle europee può accadere davvero di tutto”. Ci chiediamo: può accadere, ad esempio, che Fi scenda sotto l’attuale 8,0? Il trend lo farebbe credere: aveva il 14,7 alle politiche, e il 18,5 alle regionali di 5 anni fa. Ma Giro rileva, oltre alla frenata di Salvini, “il crollo disastroso dei 5 Stelle”. L’incomprensibile euforia forzista si fonda sul mancato boom leghista. Il Carroccio (assente nel 2014) prende un 11,4; di poco sopra il 10,7 del 4 marzo, ma pur sempre in crescita. Però, a brindare è anzitutto il Partito sardo d’azione, che raddoppia i consensi dalle ultime regionali: dal 4,68 al 9,8. E contando anche il nuovo presidente, forse è l’unico a poter davvero gioire.

girobe

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