Il sindaco cede al pressing asfissiante del Pd, ma rivendica i risultati raggiunti e si sfoga: “Lavorio rumoroso per sovvertire il voto democratico”

ROMA – “Mi dimetto”, è l’annuncio. Ma le dimissioni “possono per legge essere ritirate entro venti giorni”,  è la minaccia (o la promessa). Ignazio Marino cede (forse) dopo un assedio del suo stesso partito. Ventriquattr’ore che entrano di diritto nell’antologia degli psicodrammi del Pd e della sinistra. C’è stato “un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani” è infatti la sinistra allusione del sindaco dimissionario.  Fino a ieri giurava che non avrebbe alzato bandiera bianca. In cambio della clemenza, prometteva che avrebbe donato al Comune i 20mila euro spesi con la carta di credito intestata al sindaco. “Spese fatte tutte nell’interesse di Roma – si difendeva – compresi quei 3.540 euro investiti nella cena con il mecenate Usmanov, arrivata alla fine di una serie di incontri che hanno portato nelle casse del Campidoglio 2 milioni di euro”. Al passo d’addio, ha strillato ancora contro “chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla”. Inevitabile pensare a Renzi, deciso a guidare l’assalto finale al fortino del sindaco assediato. “Nessuno  – si sfoga ora  Marino – pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune”. Ma il Partito democratico rifiata dopo mesi nella tempesta per gli scandali del Campidoglio. Da Mafia Capitale, a cui Marino è estraneo fino a rivendicare la sua purezza come scudo agli attacchi, alle denunce sul degrado della città, fino alla bufera Casamonica, esplosa in pieno agosto, con il sindaco lontano e in ferie. Alla notizia delle dimissioni, esplode il tripudio delle opposizioni in piazza del Campidoglio. Un cordone di forze dell’ordine separava i contestatori dai sostenitori di Marino, che avevano intonato Bella Ciao. Sullo sfondo c’è il commissario prefettizio. Ma non è detto che sarà una tregua.

(Foto Ignazio Marino/Fb)

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