Dopo lo stop alle repliche estive esplode la protesta: “Non vedevano l’ora”. Usigrai e Ordine dei giornalisti prendono posizione
La sospensione delle repliche estive di Report continua a far discutere e accende un nuovo scontro all’interno del servizio pubblico. Dopo le parole del conduttore Sigfrido Ranucci, che aveva parlato di “sconcerto” e “preoccupazione”, arriva ora la dura presa di posizione dell’intera redazione, che denuncia quella che definisce una “censura senza precedenti” e teme ripercussioni sul futuro della trasmissione.
Nel comunicato diffuso dai giornalisti, la decisione della Rai viene descritta come un segnale estremamente preoccupante. Secondo la redazione, la scelta non solo mortifica il lavoro svolto negli anni, ma rischia di rappresentare il primo passo verso una possibile cancellazione del programma nella prossima stagione televisiva. Al momento, tuttavia, da viale Mazzini assicurano che Report tornerà regolarmente in onda con nuovi appuntamenti a partire dal mese di novembre.
Nel documento viene inoltre ricostruito il contesto che avrebbe preceduto la sospensione delle repliche. I giornalisti sottolineano come, fino a pochi giorni prima, il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini avesse espresso un giudizio positivo sulla programmazione estiva, mentre il cambio di rotta sarebbe arrivato in concomitanza con le richieste avanzate dal quotidiano Libero, appartenente al gruppo Angelucci, che aveva contestato l’opportunità di trasmettere quelle puntate. Per la redazione si tratta dell’ultimo episodio di una pressione crescente subita negli ultimi anni, culminata anche nella recente richiesta di Fratelli d’Italia di avviare un’indagine interna sulla trasmissione. Da qui l’amara conclusione: “Non vedevano l’ora”.
Un altro elemento evidenziato riguarda il momento in cui è maturata la decisione. I giornalisti ricordano che l’inchiesta giudiziaria sull’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci è ancora in corso e che il conduttore figura come parte lesa nel procedimento. Per questo motivo ritengono incomprensibile che siano state fermate persino le repliche di puntate già trasmesse e sottoposte a tutti i controlli editoriali previsti. Nel comunicato, la redazione rivendica inoltre la propria storia professionale, sottolineando anni di lavoro improntati a indipendenza e rigore, e ribadisce la volontà di difendere il programma “centimetro dopo centimetro”.
A sostegno della trasmissione è intervenuta anche l’Usigrai. Il sindacato dei giornalisti della Rai considera la sospensione delle repliche una scelta che penalizza l’intera redazione e alimenta inevitabili interrogativi sul destino del programma. Secondo l’organizzazione, giustificare il provvedimento con gli sviluppi dell’indagine sull’attentato rappresenterebbe un pretesto per togliere dagli schermi uno dei programmi d’inchiesta più scomodi del panorama televisivo. Una decisione che, sempre secondo il sindacato, finirebbe per danneggiare sia la Rai sia il ruolo del giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico.
Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Bartoli ha espresso forti perplessità sulla scelta dell’azienda, osservando che le indagini sono ancora in pieno svolgimento e che, proprio per questo, non esistono elementi tali da giustificare la sospensione “a titolo cautelativo” di contenuti già trasmessi. A suo giudizio si tratta di una decisione incomprensibile, anche perché riguarda puntate che milioni di telespettatori hanno già visto e che dovrebbero continuare a essere normalmente accessibili, anche attraverso le piattaforme online della Rai.
La polemica resta dunque aperta e si intreccia con l’inchiesta su Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore ritenuto il presunto mandante dell’attentato ai danni di Ranucci. Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti, la vicenda della sospensione delle repliche continua ad alimentare il dibattito sul rapporto tra libertà d’informazione, autonomia editoriale e servizio pubblico.
Alessandro Manna
