Promossa una coalizione di movimenti sociali contro la riforma della giustizia e le politiche del governo in vista del voto del 22-23 marzo
Il referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della giustizia promossa dal governo Meloni si sta trasformando in un passaggio politico di ampia portata. Non viene più interpretato soltanto come un voto tecnico su norme e assetti istituzionali, ma come un momento di verifica democratica complessiva. In questo scenario è stata annunciata la nascita del “Comitato nazionale per il NO sociale”, un coordinamento che punta a unificare opposizione politica e mobilitazione sociale dentro la scadenza referendaria.
Il Comitato ha già indicato una data simbolica: sabato 14 marzo si terrà a Roma una manifestazione nazionale contro il governo. L’obiettivo dichiarato è costruire una risposta popolare a quella che viene definita una deriva autoritaria e antipopolare dell’esecutivo. Secondo i promotori, la riforma della giustizia si inserisce in un quadro più ampio che riguarda i rapporti tra poteri dello Stato, le libertà democratiche e la condizione sociale nel Paese.
Nel documento politico che accompagna la nascita del Comitato si sostiene che il referendum rappresenti un’occasione per contrastare un processo di “decostituzionalizzazione” e per fermare politiche considerate favorevoli ai ceti più ricchi. “Non è solo una battaglia giuridica, ma uno scontro sociale e democratico”, affermano gli attivisti. Il voto contrario viene così presentato come uno strumento per respingere l’aumento delle disuguaglianze, la compressione degli spazi di dissenso e l’espansione delle spese militari.
Il nuovo fronte del NO si richiama alle mobilitazioni degli ultimi mesi. “Siamo le piazze che hanno manifestato per la Palestina, i lavoratori che chiedono salari più alti, gli studenti che difendono la scuola pubblica”, si legge nel testo. L’intenzione è saldare vertenze diverse in un’unica iniziativa politica capace di attraversare territori, luoghi di lavoro, scuole e quartieri popolari.
Tra le realtà che hanno promosso e aderito al Comitato per il NO sociale figurano Potere al Popolo insieme all’Unione Sindacale di Base e alla testata Contropiano accanto al Movimento per il diritto all’abitare e al Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali CALP con Cambiare Rotta e i Collettivi Autorganizzati Universitari CAU insieme al Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli MMRN e all’OSA con l’Ex OPG Je so’ Pazzo e Donne contro la guerra e il genocidio affiancate da Ecoresistenze ed Ecologia Politica Napoli insieme a No Ponte Calabria e alla Rete dei Comunisti con gli Studenti Autorganizzati Campani.
Il Comitato articola la propria posizione attorno a tre direttrici principali: il NO alle controriforme istituzionali e a ogni restrizione delle libertà di manifestazione ed espressione, il NO alla “guerra sociale” contro lavoratori e fasce popolari, il NO all’economia di guerra e al militarismo. La manifestazione del 14 marzo a Roma sarà il primo banco di prova pubblico di questo percorso.
La parola d’ordine conclusiva è netta e politica: “Al referendum votiamo NO”. Per i promotori non si tratta soltanto di esprimere un orientamento su una riforma, ma di aprire una fase di mobilitazione più ampia contro l’attuale governo.
Ciro Crescentini
