Reddito, Inps: la ex brigatista Saraceni rispetta i requisiti

Il padre Luigi ex magistrato: La legge prevede che lei abbia il sussidio. Al di là del caso particolare di mia figlia. Una persona che è stata condannata alla fine di una lunga pena, che non ha un reddito, le diciamo di andare a fare delle rapine?

La ex brigatista  Federica Saraceni rispetta i requisiti per il reddito di cittadinanza. Lo ha spiegato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico dopo le polemiche nate dal fatto che l’ex brigatista condannata per l’omicidio del giuslavorista Massimo d’Antona riceva il reddito di cittadinanza. Interpellato a margine dell’incontro degli alunni del programma Fulbright, Tridico ha spiegato: “Stiamo verificando. I requisiti reddituali, patrimoniali e occupazionali, requisiti che competono all’Inps, ci sono“. “La norma – ha aggiunto Tridico – prevede che se la persona ha avuto una condanna nei 10 anni precedenti c’è il blocco. Lei l’ha avuta 12 anni fa. Basta leggere la legge“. Federica Saraceni nasce a Roma nel 1969. Suo padre è Luigi Saraceni, presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Roma e fondatore di Magistratura democratica, associazione di magistrati, con esperienze anche politiche, diventando deputato dei Democratici di Sinistra e dei Verdi.  Maestra di asilo e madre di una bambina, Federica Saraceni viene arrestata nel 2003 in un blitz delle forze dell’ordine nell’ambito dell’omicidio di Massimo D’Antona. Nella stessa operazione vengono fermati altri 6 presunti brigatisti. Durante il processo per l’assassinio del giuslavorista, avvenuto a Roma nel 1999, la Saraceni è accusata di partecipazione a banda armata e concorso in omicidio. Nel 2005, nell’ambito del processo di Primo grado, la Corte d’assise di Roma dichiara l’assoluzione della donna per le accuse di concorso in omicidio, confermando la condanna a 4 anni e otto mesi per banda armata. Nel 2008 la sentenza è ribaltata dalla seconda Corte d’assise d’appello di Roma. Federica Saraceni viene condannata in via definitiva a 21 anni e sei mesi di reclusione per l’omicidio, che la Cassazione conferma.  Sulla vicenda è stato interpellato anche il padre di Federica Saraceni, Luigi, ex magistrato ed ex deputato dei Ds, che ha preso le difese della figlia: “La legge prevede che lei abbia il sussidio. Al di là del caso particolare di mia figlia. Una persona che è stata condannata alla fine di una lunga pena, che non ha un reddito, mi dica cosa dovrebbe fare: darsi alla prostituzione, la buttiamo nella discarica, le diciamo di andare a fare delle rapine? Oppure ce ne prendiamo carico?”, ha detto a ‘Radio Capital’. “Lo chiedo non alla destra becera e reazionaria. Mi rivolgo alla sinistra. Dico a Marianna Madia che mia figlia percepiva prima il reddito di inclusione, che è stato introdotto dal governo Renzi, l’onorevole si dovrebbe mettere d’accordo con sé stessa”.  “Fino ad ora mia figlia, in questi 15 anni, è stata aiutata dalla famiglia, ci sono due bambini di mezzo. Ora è arrivato un piccolo contributo, che è veramente piccolo rispetto alle sue esigenze.L’attacco a mia figlia è un attacco politico al reddito di cittadinanza. La sinistra ci ripensi, e non lo elimini, perché è una legge giusta. Mia figlia non ha reddito, ma dice: toglietemi il reddito di cittadinanza, ma datemi un lavoro, invece di farmi marcire in casa. Ma nessuno vuole darle un lavoro. Dopo 15 anni di arresti domiciliari, ha diritto ad avere un lavoro. Che facciamo con mia figlia, come facevano i nazisti con gli ebrei, che li infornavano?

 

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