Il pubblico ministero torinese Rinaudo formula la richiesta al processo. Lo scrittore imputato. “Non sono un martire ma un testimone della volontà di censura”

TORINO – Otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere. Questa la richiesta di condanna formulata dal pm Antonio Rinaudo al termine della sua requisitoria al processo in corso a Torino per alcune dichiarazioni dello scrittore sui sabotaggi alla Tav. “Quando De Luca parla – ha detto Rinaudo – le sue parole hanno un peso importante.Le parole vanno rapportate anche alla qualità di chi le pronuncia. De Luca ha notorietà,un passato di fama, è conosciuto nel movimento che frequenta dal 2005, ha partecipato a numerose manifestazioni”. Secondo Rinaudo si possono concedere le attenuanti generiche per il comportamento processuale di De Luca che “ha risposto alle domande e non si èmai sottratto”.
“In termini giuridici – ha detto il pm Rinaudo – sabotaggio e taglio delle reti sono danneggiamenti”. Per Rinaudo “De Luca aveva ben chiaro in quelle due interviste il termine sabotaggio. La libertà di espressione ha dei limiti, basti pensare all’offesa, al razzismo e all’istigazione alla violenza”. “Questo processo – ha aggiunto – ruota intorno al termine sabotaggio e il sabotaggio implica l’uso della violenza. Il codice penale non lascia dubbi”.

 

DE LUCA: “NON SONO MARTIRE” – “Non sono un martire, non sono una vittima, sono un testimone della volontà di censura della parola”. Così Erri De Luca commenta, in una pausa del processo, la richiesta della pubblica accusa.  “Sono stupito – ha aggiunto lo scrittore – della differenza tra gli argomenti prodotti e l’entità della pena richiesta. Mi sarei aspettato il massimo. Questa sentenza – ha concluso – sarà un messaggio sulla libertà di espressione”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest