Precarietà e tagli selvaggi, i vigili del fuoco nell’Italia delle emergenze

Gli ultimi governi nazionali hanno deciso di tagliare le risorse economiche. Inevitabilmente è calato lo standard qualitativo dei soccorsi, degli interventi. Le caserme cadono a pezzi, i distaccamenti ridotti a presìdi, i mezzi sono invecchiati, non ci sono fondi per compare i pezzi di ricambio

40 mila vigili del fuoco a livello nazionale, 1300 in Campania, operano in condizioni di sfruttamento e precarietà mentre scoppia una vera e propria emergenza ambientale. Una emergenza che andrebbe gestita con piani organici di prevenzione. Invece, gli ultimi governi nazionali hanno deciso di tagliare le risorse economiche. Inevitabilmente è calato lo standard qualitativo dei soccorsi, degli interventi. Le caserme cadono a pezzi, i distaccamenti ridotti a presìdi, i mezzi sono invecchiati, non ci sono fondi per compare i pezzi di ricambio. Assente la manutenzione ordinaria continua. I soldi non ci sono. Tagliati gli investimenti per migliorare le condizioni lavorative. Per non parlare dei dispositivi di protezione individuale: caschi, giubbotti, guanti, stivali, diventati obsoleti per colpa dei tagli. Aumentate le fatture e bollette arretrate da pagare ai fornitori di gasolio, gas e luce. Il blocco del turn over ha fatto lievitare l’età media e molti arrivano alla pensione ancora in attività di soccorso. Dal 2010 in poi i fondi a disposizione del corpo nazionale sono stati ridotti di quasi il 50 per cento.

 

 

E per colpa dei tagli saltano i turni di lavoro, le ferie vengono congelate e aumentano gli effetti negativi sulla sicurezza sui posti di lavoro di una attività lavorativa 24 ore su 24 che già sicura non è. I tempi di intervento per i soccorsi si allungano sempre più. Tantissimi i vigili che continuano ad operare nella precarietà. A coprire i vuoti di organico ci pensano quelli senza contratto. I discontinui. I discontinui sono i precari del corpo per eccellenza: possono essere retribuiti solo per 20 giorni consecutivi per un massimo di 180 giorni all’anno. La chiamata può arrivare in qualsiasi momento, anche con pochi giorni di preavviso. Centinaia di precari sono Vigili del fuoco a tutti gli effetti in quanto a mansioni, ma non a livello contrattuale. Con i tagli governativi, il numero dei richiami è diminuito del 50 per cento e i turni che prima erano di 20 giorni, sono scesi a 14 giorni. C’è anche chi ha lavorato per vent’anni e ora rischia di rimanere senza lavoro perché con questi tagli non ha più diritti e garanzie sul futuro. E trovare un’occupazione, a quaranta, cinquant’anni è impossibile. “Basta con la precarizzazione dei lavoratori. Noi lottiamo per qualificare e rafforzare il corpo dei vigili del fuoco, migliorando la qualità del servizio in favore dei cittadini, aprendo nuovi distaccamenti permanenti” – sottolineano i lavoratori. Un corpo che andrebbe valorizzato nell’interesse dei cittadini. Secondo l’Unione Europea dovrebbe esserci almeno un pompiere ogni 1500 abitanti, mentre in Italia il rapporto è di un vigile del fuoco ogni 15 mila cittadini. Numeri che da soli bastano per fare capire che ci si trova davanti ad una seria carenza d’organico.

Ciro Crescentini

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