La DDA: “Camorra evoluta e infiltrata in ogni settore”. Tra gli indagati sindaci e candidati.
Un intreccio di affari immobiliari, pressioni su professionisti, scommesse clandestine e scambi politico–mafiosi: è il quadro emerso da una vasta operazione dei Carabinieri nel Nolano, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’inchiesta, diretta dal pm Henry John Woodcock, ha portato a 44 arresti — tra carcere e domiciliari — e ha fatto luce su una collaborazione finora inedita tra il clan Russo e la potente famiglia Licciardi, figura centrale dell’Alleanza di Secondigliano.
Il controllo del territorio e il voto di scambio
Secondo gli investigatori, i due gruppi criminali erano riusciti a condizionare settori chiave della vita economica e politica di diversi comuni dell’area. A Cicciano e Casamarciano, candidati e amministratori locali avrebbero accettato l’appoggio elettorale del clan in cambio di disponibilità futura a favorire i loro interessi. In totale, cinque persone a Cicciano e cinque a Casamarciano sono accusate di voto di scambio politico-mafioso. Le promesse ai clan, secondo la DDA, avrebbero avuto un valore di oltre 18500 euro.
Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche un candidato alle prossime elezioni amministrative di Monteforte Irpino, coinvolto nella gestione delle scommesse attribuita alla consorteria criminale.
L’ingegnere del clan e le estorsioni di nuova generazione
Uno degli elementi più significativi dell’indagine riguarda l’evoluzione dei metodi estorsivi. Un giovane esponente della famiglia Russo, laureato in ingegneria e ora detenuto, avrebbe sfruttato il proprio impiego in uno studio tecnico per “forzare” l’affidamento di consulenze, progetti edilizi e pratiche immobiliari: una forma di pressione definita dagli inquirenti “più sofisticata” e adatta ai contesti moderni.
Anche istituzioni religiose avrebbero subito condizionamenti: nella vendita di un terreno di circa 13 mila metri quadrati della Curia di Nola, tecnici legati all’istituto sarebbero stati avvicinati con intimidazioni del tipo “qui dobbiamo comprare noi”.
Minacce ai funzionari pubblici
Tra gli episodi documentati dai Carabinieri emerge anche la minaccia rivolta da un ex consigliere comunale di Nola all’ingegnere che dirigeva l’ufficio tecnico del Comune: “Stai attenta a quello che fai”. L’obiettivo, secondo le indagini, era spingere il funzionario a chiudere un occhio su pratiche vicine al clan. La dirigente è stata l’unica persona ad aver sporto denuncia durante l’intera indagine, un dato che gli investigatori considerano indicativo del clima di omertà.
Scommesse online e business condivisi con i Licciardi
Accanto alle estorsioni “tecnologiche”, il clan continuava a operare con modalità più tradizionali, mantenendo un controllo capillare sul territorio. Particolarmente redditizia la gestione del gioco d’azzardo, settore nel quale l’alleanza con i Licciardi era più evidente. I due clan avevano attivato una rete di centri scommesse e piattaforme web collocate all’estero e non autorizzate dai Monopoli di Stato, con un sistema di agenti che riversavano i proventi direttamente nelle casse delle organizzazioni. In caso di mancati pagamenti, scattavano minacce e ritorsioni.
Tra gli arrestati figurano i fratelli Gennaro e Antonio Licciardi, 35 e 30 anni, nipoti del capoclan storico “la Scimmia”, e Michele Russo, ingegnere di 44 anni ritenuto figura chiave del clan di famiglia. In carcere è finita anche la moglie del presunto capo del clan Russo, considerata l’intermediaria tra il marito detenuto e gli affiliati.
Un territorio “solo in apparenza tranquillo”
Gli investigatori parlano di una camorra “evoluta” e “radicata in ogni settore”, capace di inserirsi nell’imprenditoria, nel mercato immobiliare, nella pubblica amministrazione e persino in circuiti di assistenza come Caf e pratiche per migranti — un filone tuttora in approfondimento.
Il generale Biagio Storniolo, comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, ha evidenziato come l’inchiesta dimostri l’esistenza di una camorra «in grado di gestire tutte le attività sul territorio, aggiornando i metodi criminali al mondo contemporaneo». Il tenente colonnello Paolo Leoncini ha sottolineato invece come anche le indagini si siano avvalse di strumenti informatici avanzati per seguire le nuove forme di coordinamento dei clan.
«L’agro nolano — ha aggiunto il maggiore Andrea Coratza — è un territorio solo apparentemente sereno. Qui la camorra è forte e quasi nessuno denuncia».
“Niente più estorsioni porta a porta ma 2.0: il rampollo del clan laureato in ingegneria aveva iniziato a lavorare in uno studio e attraverso questo “imponeva una consulenza, un progetto, qualcosa di più sofisticato rispetto ai soliti metodi, che aggiorna il metodo di estorsione” – ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
Ciro Crescentini
