Dalla spiaggia al giardino, la città perde pezzi di sé. E i cittadini? Restano fuori
Si accende lo scontro politico e sociale attorno alla gestione del verde pubblico. Le recenti indiscrezioni su una possibile privatizzazione della manutenzione di parchi e ville storiche cittadine stanno infiammando il dibattito. A finire nel mirino è il sindaco Gaetano Manfredi, accusato da più fronti di voler “svendere” il patrimonio verde della città a logiche di mercato.
La questione ha assunto contorni ancora più accesi dopo l’intervento della consigliera regionale indipendente Marì Muscarà, che ha parlato senza mezzi termini di “un nuovo schiaffo alla città”. La cessione della gestione di aree verdi ai privati – secondo la consigliera – rappresenterebbe l’ennesima rinuncia del Comune al proprio ruolo di tutela e valorizzazione dei beni comuni.
“I parchi sono spazi vitali, polmoni verdi che appartengono a tutti – dichiara Muscarà – non aree da mettere a reddito o da trasformare in location per eventi privati a pagamento. È una privatizzazione mascherata, che toglie diritti ai cittadini e opportunità di lavoro ai disoccupati”.
Secondo quanto riferito, il Comune disporrebbe già di un progetto pronto per attivare 1.500 tirocini formativi per disoccupati di lunga durata residenti a Napoli. L’obiettivo: impiegarli nella manutenzione di parchi, giardini e aiuole cittadine. Un’opportunità concreta – sostengono i critici della privatizzazione – che potrebbe dare nuova linfa al verde urbano e creare occupazione senza ricorrere ai privati.
Ma invece di puntare su queste risorse, si starebbe valutando l’affidamento della gestione a società esterne. Una scelta che Muscarà definisce “assurda e vergognosa”, ricordando anche come nel 2024 fosse stata promessa dall’Assessore al Verde Vincenzo Santagata la creazione di 800 posti di lavoro per nuovi giardinieri. Posti di lavoro mai arrivati.
“Invece di offrire occupazione ai nostri giovani – prosegue Muscarà – si preferisce esternalizzare, illudendo intere generazioni con il miraggio del ritorno a Napoli per costruire il proprio futuro. Il risultato? Nessun nuovo lavoro, meno controllo pubblico e più guadagni per pochi”.
Non è solo la manutenzione a preoccupare. A essere messi in discussione sono anche i principi di accessibilità e uso collettivo degli spazi pubblici. Il timore è che, una volta in mano ai privati, i parchi diventino luoghi per eventi a pagamento, allontanando i cittadini e snaturando la funzione sociale di questi luoghi.
Muscarà lancia infine un’accusa anche al mondo ambientalista, che – secondo lei – starebbe tacendo di fronte a un vero e proprio “saccheggio” del verde pubblico. “Dove sono i Verdi? Dove sono gli ambientalisti? – chiede polemicamente – Napoli ha bisogno di una visione chiara, che metta i cittadini al centro, non i profitti delle società private”.
Mentre la polemica si infiamma, resta un interrogativo fondamentale: quale sarà il futuro dei parchi napoletani? Spazi pubblici da vivere liberamente o beni da gestire con logiche aziendali? La risposta potrebbe influenzare non solo il verde urbano, ma anche il modello di città che Napoli intende costruire nei prossimi anni.
CiCre
