Le realtà studentesche romane chiamano all’assemblea dell’8 novembre per organizzare una mobilitazione autonoma contro il riarmo, la crisi della scuola pubblica e le politiche del governo
Nessun cappello della CGIL, nessuna subordinazione al campo largo e nessuna mediazione con chi, secondo gli organizzatori, ha contribuito per decenni a ridimensionare il conflitto sociale. È da questa rivendicazione di autonomia che parte la mobilitazione degli studenti romani, decisi a costruire uno sciopero studentesco indipendente il prossimo 20 novembre. Un’indipendenza che non è soltanto una questione organizzativa, ma una precisa scelta politica: impedire che la rabbia e il protagonismo delle nuove generazioni vengano ricondotti dentro percorsi e alleanze che non riconoscono come propri.
Il motivo è chiaro nell’appello diffuso dalle realtà promotrici: non si può delegare la rappresentanza della protesta a organizzazioni che, nella loro lettura, hanno sostenuto o accompagnato politiche di arretramento dei diritti del lavoro, indebolimento del movimento operaio e sostegno al riarmo europeo. La critica si estende al cosiddetto campo largo, accusato di voler intercettare il malcontento studentesco senza mettere realmente in discussione le scelte economiche e militari che attraversano il Paese e l’Europa.

«Non ci faremo abbindolare da chi per 30 anni ha disarmato il movimento operaio abbandonando la lotta e l’incompatibilità con il sistema», affermano i promotori, rivendicando il diritto degli studenti di decidere autonomamente obiettivi, contenuti e forme della propria mobilitazione.
Per costruire questo percorso, domenica 8 novembre, alle ore 15.30, il Socrate Occupato di Roma ospiterà un’assemblea studentesca cittadina. L’obiettivo è coinvolgere le scuole e le diverse realtà giovanili romane nella preparazione dello sciopero, inserendosi in una stagione di mobilitazioni che sta attraversando l’Italia e diversi Paesi europei.
Nel mirino della protesta ci sono le politiche del governo, la gestione del ministro Valditara e quello che gli organizzatori considerano un progressivo impoverimento della scuola pubblica. Ma la contestazione riguarda anche un modello di società che destina risorse al riarmo mentre aumentano le difficoltà per chi studia, lavora e cerca di costruirsi un futuro. «La repressione non ci fa paura», dichiarano gli studenti, che rivendicano il ritorno delle masse giovanili al centro del conflitto sociale e della vita cittadina.

L’assemblea dell’8 novembre sarà dunque un momento di confronto e organizzazione per trasformare le rivendicazioni in una mobilitazione collettiva. A sottoscrivere per primi l’appello sono OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa; Cambiare Rotta – Organizzazione giovanile comunista; Campagna internazionale We Do Not Enlist; Nuova Generazione – Roma; CAU Nazionale; SAC – Studenti Autorganizzati Campani; Cortocircuito Rieti; Compass Civitavecchia; Futuro Indipendente Civitavecchia; Collettivo Luna Rossa Perugia; KGA – Collettivo giovanile autonomo di Bari; Collettivo dei 100 fiori – Verona.
La parola d’ordine che accompagna la convocazione riassume il senso della protesta: «Se ci strappano il futuro, noi blocchiamo la città».
Ciro Crescentini
