Docenti, ricercatori e personale chiedono lo stop agli accordi accademici con atenei israeliani in risposta alla guerra a Gaza
Cresce anche in Italia il fronte accademico che rifiuta di restare in silenzio di fronte al massacro in corso a Gaza. A Napoli, oltre 230 tra docenti, ricercatori, precari e personale tecnico-amministrativo dell’Università Federico II hanno firmato un appello urgente al rettore Matteo Lorito e agli organi di governo dell’Ateneo: “Sospendere subito ogni collaborazione con le istituzioni accademiche israeliane”.
È una presa di posizione netta, che rompe il muro dell’indifferenza e punta il dito contro le responsabilità politiche e morali di chi sceglie di continuare come se nulla stesse accadendo. “Non possiamo più tollerare che l’Università pubblica più antica d’Europa sia complice, anche indirettamente, delle violazioni sistematiche del diritto internazionale da parte di Israele”, si legge nel documento.
I firmatari – tra cui professori di fama nazionale come Massimo Villone, Mario Rusciano, Vincenzo Maiello, Michelangelo Russo e Stefano Consiglio – non solo chiedono lo stop a ogni tipo di cooperazione scientifica o didattica con gli atenei israeliani (inclusi gli accordi Erasmus+), ma sollecitano il governo italiano a riconoscere formalmente lo Stato di Palestina e a condannare senza ambiguità le azioni dell’esercito israeliano.
Il documento è chiaro: “Ogni collaborazione con le università israeliane deve essere sospesa fino a quando non cesserà la brutale aggressione contro la popolazione civile palestinese e il governo israeliano non tornerà a rispettare le regole minime della convivenza internazionale”.
Un appello che si inserisce in un movimento globale, fatto di campus occupati, scioperi della ricerca e lettere aperte firmate da migliaia di studiosi in tutto il mondo.
I firmatari non si sottraggono alla condanna anche delle azioni di Hamas e di ogni forma di terrorismo contro civili israeliani. Ma, chiariscono, non può esserci equivalenza tra la resistenza di un popolo sotto occupazione e la macchina bellica di uno Stato tra i più armati al mondo, che da mesi colpisce scuole, ospedali, campi profughi.
Non è la prima volta che la comunità accademica napoletana alza la voce. Già nella primavera del 2024, gli studenti dei collettivi universitari occuparono il Rettorato, chiedendo che l’Ateneo uscisse da ogni rapporto con università e centri di ricerca legati allo Stato di Israele. In quell’occasione il rettore Lorito rispose che avrebbe “rimesso la palla al centro”, portando la questione in Senato accademico. Ma, ad oggi, nessuna decisione concreta è stata presa.
Durante quell’assemblea, vennero sollevati anche dubbi sulla partecipazione dello stesso Lorito alla Fondazione Med-Or, legata al colosso dell’industria bellica Leonardo. Lorito dichiarò di essere disponibile a rivalutare la sua posizione, ma il suo nome compare tuttora tra i membri del comitato scientifico.
Ora, con oltre 230 firme trasversali che coinvolgono tutti i Dipartimenti dell’Ateneo – da Medicina a Giurisprudenza, da Ingegneria a Studi Umanistici – la richiesta è inequivocabile: non si può restare neutrali di fronte a un genocidio. L’università pubblica ha il dovere etico di prendere posizione, non solo con le parole, ma con i fatti.
Chi fa ricerca, insegna, studia e lavora in Federico II lancia un messaggio forte: “Non in nostro nome. L’università non può essere neutrale quando si tratta di diritti umani, libertà e giustizia”
CiCre
