Napoli, unità tra centri sociali: da Insurgencia l’ok a Potere al popolo

Dal centro sociale di via Vecchia San Rocco un endorsement alla lista antagonista: “Proveremo a sostenere i compagni e le compagne di Napoli che domani metteranno il proprio nome a disposizione di questo progetto”

 

Una nota che sgombra il campo dai distinguo e le presunte divisioni del passato. Dal centro sociale Insurgencia arriva un endorsement per Potere al popolo, la lista elettorale antagonista, che a Napoli vede in prima linea gli attivisti dell’Ex Opg occupato-Je so’ pazzo. Un sostegno non di maniera, forse, ma l’impegno ad un patto che riscrive la storia recente dei movimenti napoletani. Pubblichiamo integralmente il documento.

(Foto Insurgencia/Fb)

 

Domani ci sarà a Napoli la presentazione delle candidate e dei candidati della lista “Potere al Popolo”. Non è un mistero che la nostra organizzazione politica e molte delle reti sociali con cui si confronta hanno scelto di non prendere parte attiva all’interno di questo processo. Una scelta, questa, che – al di là delle ragioni politiche e d’analisi che abbiamo espresso in un documento pubblico – voleva essere prima di tutto una scelta di coerenza verso alcuni impegni e alcune battaglie nelle quali abbiamo investito sul territorio cittadino. L’impegno nelle istituzioni dei nostri rappresentanti al consiglio comunale e al governo della III municipalità, accanto ai percorsi territoriali di lotta che con essi (e con noi) si confrontano nel tentativo di costruire percorsi di reale emancipazione per Napoli richiede uno sforzo e un lavoro costanti: lo dobbiamo alle esperienze di lotta dalle quali proveniamo e agli attivisti che con noi, dalle periferie martoriate della metropoli, hanno scelto di intraprendere la sfida dell’autogoverno della città di Napoli. Non solo. Insurgencia, così come l’universo largo di realtà di movimento con cui ogni giorno ci relazioniamo e costruiamo comune politico, non sono comitati elettorali permanenti.

 

Abbiamo partecipato solo un anno e mezzo fa ad una elezione cittadina secondo un ragionamento preciso, pubblico, trasparente , che ci fa ritenere il territorio il primo luogo dove semmai sperimentare l’efficacia dell’attraversamento istituzionale. Ragionamento pubblico, che d’altra parte sempre dovrebbe caratterizzare chi dai movimenti sceglie di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, come scrivevamo all’apertura della campagna elettorale delle amministrative 2016. Non ci interessa, soggettivamente, così poco tempo dopo aver eletto un presidente di municipalità e una consigliera comunale, mobilitare nuovamente il centro sociale, gli attivisti e le attiviste, su una scadenza a cui non riteniamo prioritario partecipare. Noi continuiamo a pensare che ai movimenti spetti innanzitutto la costruzione di conflitto sociale in città , nel paese, in Europa: ecco perché, al netto dell’analisi, non ci mette alcuna pressione l’idea di saltare il giro delle politiche. Piuttosto ci interessa lavorare pancia a terra in difesa della nostra città, che da poche settimane si è salvata dal “procurato” dissesto finanziario e che merita attenzione e investimento costante perché quel laboratorio politico che l’anomalia Napoli incarna – e che da più parti veniva individuato prima della campagna elettorale – non resti un’illusione o un progetto abbozzato. Chiaramente, forse è anche superfluo ricordarlo, concentrarci sulla sfida della città, però, ed essere convinti (come siamo) che oggi i margini di intervento su scala nazionale siano strettissimi, non vuol dire essere totalmente indifferenti alle sorti del paese o credere che le opzioni politiche che si candidano a governarlo si equivalgano. In questo senso, è banale, ma è importante dirlo, “Potere al popolo” rappresenta un esperimento coraggioso, chiaro nei contenuti e interessante nel metodo decisionale che prova a partire dai territori per costruire una federazione tra esperienze di lotta e quel che resta di partiti che pure negli ultimi anni sui territori sono ridotti a collettivi volenterosi di compagni di base, ma di cui però noi ricordiamo tutta la storia, anche il capitolo che li ha visti forze di governo con il centro-sinistra.

 

Un esperimento dunque, quello di Potere al popolo, di cui si possono discutere singoli punti, ma che però non ha nulla a che fare con la miseria dei cartelli elettorali che spuntano a sinistra, buoni per ospitare riciclati redenti sulla via di Damasco (da D’Alema a Bassolino) e che, sotto un nome nuovo, nascondono le responsabilità di chi ha devastato sul serio il nostro paese. Un esperimento che siamo convinti , non a caso, nasca nella città di Napoli, dove in anticipo e in controtendenza con quanto accadeva nel paese ormai da sei anni si prova a sperimentare una forma di dialettica ed ibridazione tra pratiche di lotta e pratiche di governo che si giovano anche di quel patrimonio di pratiche, riflessioni, analisi e percorsi di mobilitazione sociale messi a disposizione da chi individua il terreno della democrazia e delle istituzioni che la incarnano come possibile terreno di lotta, a partire dal quale è possibile invertire la catena transnazionale del comando. Un tentativo che si può fare solo se si abbandonano posture identitarie che tendono all’autoconservazione dei pezzettini organizzati e riconoscono, finalmente, che non è stando alla finestra e rivendicando purezza inflessibile che si cambiano le cose, ma accettando che il mondo è una cosa complessa e che complessa dev’essere la strategia con le quali si prova ad agire su di esso. Con mille difficoltà, con mille contraddizioni, certo, ma pur sempre con l’ambizione di riuscire ad agire sul presente e cambiarlo, piuttosto che limitarsi a registrarne la barbarie. Per questa ragione proveremo a sostenere e auguriamo il più sincero e il più convinto degli in bocca al lupo alle compagne e ai compagni di Napoli che domani metteranno il proprio nome a disposizione di questo progetto, convinti che il voto sarà un passaggio e che ciò che conta è continuare a lavorare con tutte le forze sane che animano i territori alla costruzione di vere pratiche di resistenza e nuova democrazia.

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