Phishing, vishing e numeri telefonici falsificati per svuotare conti correnti: operazione dei Carabinieri contro il Clan Mazzarella
Un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari nei confronti di persone ritenute, a vario titolo, legate al clan camorristico Clan Mazzarella. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, al termine di un’indagine durata circa due anni.
L’ordinanza, eseguita nella notte tra il 15 e il 16 marzo dai militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, dispone la custodia cautelare in carcere per alcuni indagati e il divieto di dimora in Campania per altri. Complessivamente sono 16 i soggetti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata a frodi informatiche e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dal metodo mafioso. Tra le accuse contestate figurano anche la detenzione illegale di armi.
Indagini tra il 2022 e il 2024
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, si è sviluppata tra il 2022 e il 2024 e ha consentito agli inquirenti di ricostruire l’esistenza di un gruppo organizzato dedito a truffe online. Secondo quanto emerso, tra gli indagati figurerebbero anche presunti promotori e figure di rilievo del sodalizio.
Le investigazioni hanno documentato numerosi episodi di frode realizzati non solo in Italia ma, in alcuni casi, anche in Spagna. Le vittime venivano contattate con tecniche di ingegneria sociale e raggiri informatici studiati per simulare comunicazioni provenienti dalle banche.
Il sistema delle truffe: phishing, vishing e numeri falsificati
Il gruppo avrebbe utilizzato diversi strumenti per ingannare i correntisti. Tra questi: phishing, tramite email contraffatte che imitavano le comunicazioni degli istituti di credito; vishing, ossia telefonate fraudolente con cui i truffatori si presentavano come operatori bancari; caller ID spoofing, tecnica che consente di alterare il numero del chiamante facendo apparire quello ufficiale della banca.
In questo modo le vittime, convinte di parlare con un operatore autentico, fornivano dati sensibili o accedevano a link inviati successivamente che rimandavano a siti internet clonati, graficamente identici a quelli degli istituti di credito.
Finti operatori antifrode e bonifici “di sicurezza”
Secondo gli investigatori, in diverse occasioni gli indagati si sarebbero presentati anche come operatori antifrode o come appartenenti alle forze dell’ordine, dichiarandosi agenti della Polizia Postale o militari dell’Arma dei Carabinieri.
Con questo stratagemma convincevano le vittime a eseguire bonifici verso conti indicati dai truffatori, con il pretesto di mettere al sicuro il denaro da presunte operazioni sospette in corso sui conti correnti.
Sequestri per quasi un milione di euro
Parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato disposto anche un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo vicino al milione di euro, tra denaro contante e gioielli.
Come previsto dalla legge, il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari: gli indagati restano quindi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
Alma
