Secondo quanto emerso, tre legali, a capo di altrettanti Centri di Assistenza Fiscale (CAF), avrebbero gestito un vasto giro d’affari
Un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, con il supporto della Polizia di Stato, ha portato all’esecuzione di 45 misure cautelari in diverse località della provincia di Napoli e in altre province italiane. L’indagine ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata nel favorire l’immigrazione clandestina, con al vertice tre avvocati del Nolano.
Secondo quanto emerso, i tre legali, a capo di altrettanti Centri di Assistenza Fiscale (CAF), avrebbero gestito un vasto giro d’affari. Uno di loro, con i proventi accumulati, si è addirittura comprato una Ferrari, simbolo dell’enorme volume economico illecito. La rete coinvolgeva anche un poliziotto insospettabile, che forniva supporto tecnico informatico al gruppo criminale, facilitando così l’elusione dei controlli.
L’operazione, è stata presentata oggi in conferenza stampa dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, insieme al procuratore aggiunto Francesco Del Prete, al Questore Maurizio Agricola e al dirigente della Squadra Mobile Giovanni Leuci, ha portato a undici arresti in carcere, 23 ai domiciliari e undici misure cautelari meno afflittive, per un totale di 45.
L’inchiesta ha preso avvio da alcune denunce di lavoratori stranieri che, per ottenere documenti validi per l’ingresso e il soggiorno in Italia, pagavano fino a 10mila euro sfruttando i cosiddetti “click-day”. Si tratta di giornate stabilite dalle autorità in cui è possibile presentare richieste per permessi di soggiorno e altre autorizzazioni, ma la procedura è stata manipolata grazie all’uso di SPID di imprenditori compiacenti e di un sistema fraudolento gestito dai CAF.
Sono state analizzate circa 40mila domande presentate tramite questa rete, ora al vaglio degli inquirenti per accertare ulteriori responsabilità e possibili complici. Gratteri ha sottolineato come il fenomeno non si limiti ai tre CAF individuati finora, ma potrebbe riguardare un numero ancora maggiore di centri coinvolti in pratiche illecite.
Un aspetto inquietante dell’indagine è il collegamento con la camorra, in particolare con il clan Fabbrocino. Alcuni esponenti di rilievo del gruppo criminale hanno sfruttato i contatti con i CAF per inserirsi nel traffico di favori, arrivando a imporre estorsioni quando non riuscivano a partecipare direttamente all’affare.
“Dietro questa operazione c’è una sinergia anche a livello centrale – ha spiegato il procuratore Gratteri – che richiama la necessità di un potenziamento dei controlli e forse di una revisione normativa per evitare il ripetersi di fenomeni di questo tipo.”
Quella scoperta dalla Polizia di Stato e dalla Dda di Napoli, era “una filiera ben collaudata che iniziava dai Caf terminava con l’imprenditore compiacente”. Lo ha detto il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, nel corso della conferenza stampa durante la quale, con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Michele Del Prete, e il dirigente della Squadra Mobile Giovanni Leuci sono stati illustrati i dettagli dell’operazione.
“L’indagine – ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Del Prete – ha preso il via del 2023 e ha visto il coinvolgimento diretto e anche indiretto, attraverso richieste estorsive”. “La criminalità organizzata – ha detto Giovanni Leuci, dirigente della Squadra Mobile di Napoli – ha colto la possibilità di fare affari su quella che era una opportunità per tanti lavoratori stranieri”.
Nel corso della conferenza stampa è stato ricordato dal procuratore di Napoli che “I ‘click-day’ sono frutto di una semplificazione amministrativa”: Gratteri ha auspicato maggiori controlli visto che il sistema sfruttava in sostanza il controllo delegato ai professionisti ai quali era delegato il compito di verificare la correttezza dei requisiti.
Tra gli arrestati figura anche un poliziotto, finito ai domiciliari, che grazie alle sue competenze informatiche avrebbe dato un importante contributo all’inserimento delle domande che avveniva attraverso collegamenti a internet ad alta velocità e a computer particolarmente potenti. “Questo sistema – ha detto Giovanni Leuci, dirigente della Squadra Mobile di Napoli – ha creato enormi danni agli imprenditori che avevano realmente intenzione di avvalersi di manodopera per le proprie attività”
“Ci troviamo davanti a un’organizzazione criminale che in modo sistematico stava approfittando di un’opportunità, non dico ci fosse una falla normativa ma delle facilitazioni” – ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli hanno chiesto se l’indagine avrebbe potuto anche dare indicazioni alla politica per modificare alcune norme.
La banda, grazie ai cosiddetti “click-day” e utilizzando gli spid di imprenditori compiacenti, avrebbe gestito ben 40mila domande sulle quali ora sono in corso degli accertamenti.
“Spesso semplificazione significa facilitazione per i criminali”, ha sottolineato Gratteri che lodando lo snellimento delle procedure farraginose ha voluto anche ricordare che semplificando si possono anche creare: “spazi per i criminali che ne approfittano“
Tra i beni sequestrati figurano proprietà e conti correnti per un valore complessivo di due milioni di euro, oltre alla celebre Ferrari acquistata da uno degli avvocati coinvolti.
Questa maxi-operazione rappresenta un duro colpo a una rete criminale che sfruttava il sistema amministrativo e le debolezze della normativa sull’immigrazione per lucrare sulla pelle di migranti spesso disperati. Il caso rilancia il dibattito sull’efficacia delle procedure di accesso al lavoro e al permesso di soggiorno, e sull’importanza di garantire trasparenza e legalità, anche attraverso riforme incisive
Red
