Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Cantisano faceva parte di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un nuovo capitolo dello scandalo sull’Ispettorato Territoriale del Lavoro scuote le istituzioni campane. Lo scorso venerdì 20 marzo, è stato interdetto dai pubblici uffici Giuseppe Cantisano, direttore dell’ispettorato per Napoli e Salerno, gravemente indiziato di corruzione e atti contrari ai doveri d’ufficio. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, Cantisano faceva parte di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La rete criminale era già stata colpita lo scorso 9 marzo, con 18 arresti (15 in carcere e 3 ai domiciliari). Complessivamente, i soggetti indagati sono 37, tra funzionari pubblici, mediatori, avvocati e datori di lavoro, coinvolti in false assunzioni, truffe e falsificazione di documenti.
Un sistema consolidato di corruzione
Le indagini della Squadra Mobile di Napoli hanno ricostruito un meccanismo consolidato per agevolare l’ingresso in Italia di migranti, prevalentemente dal Bangladesh. Cantisano e altri soggetti avrebbero ricevuto beni di lusso, viaggi e altre utilità in cambio di interventi nelle procedure amministrative.
Il gruppo criminale produceva falsi “Nulla osta al lavoro subordinato”, utilizzando lo SPID di un appartenente alle forze dell’ordine, e i migranti pagavano fino a 9.000 euro per un lavoro inesistente. Parte dei proventi finiva nelle tasche dei datori di lavoro compiacenti, con guadagni fino a 2 mila euro per ciascun lavoratore falsamente assunto. Complessivamente sono state bloccate oltre 3 mila pratiche irregolari, con 2 milioni di euro sequestrati.
“Gli indagati hanno sistematicamente lucrato sulla prospettiva di ingresso e di regolarizzazione sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari”, ha spiegato la Polizia di Stato.
La faccia tosta di Cantisano e i verbali di conciliazione
Ma lo scandalo non si ferma qui. Come raccontato dai due articoli de Il Desk, Cantisano ha avuto la faccia tosta di denunciare l’avvocata Giuliana Quattromini all’Ordine degli Avvocati di Napoli, solo perché aveva criticato pubblicamente l’inefficienza dell’ispettorato e le pratiche abusive legate ai verbali di conciliazione “imposti” sui lavoratori.
Quattromini, da anni attiva nella difesa dei lavoratori, aveva spiegato che numerose segnalazioni inviate all’Ispettorato negli anni erano rimaste inevase, lasciando operai e migranti senza tutela. Aveva inoltre denunciato come i verbali di conciliazione fossero spesso strumenti di pressione, firmati per paura di ritorsioni dai lavoratori, e non strumenti di tutela. Invece di affrontare le accuse a suo carico, Cantisano ha cercato di intimidire chi lo ha criticato, e il procedimento disciplinare contro Quattromini è stato avviato in appena 48 ore. Procedimento disciplinare successivamente archiviato dall’Ordine degli Avvocati.
Gli articoli de Il Desk evidenziano come questa vicenda sollevi interrogativi sulla libertà di critica e sulla responsabilità delle istituzioni nel proteggere i lavoratori:
- Napoli, chi difende i lavoratori finisce sotto accusa
- L’avvocata Quattromini: l’Ispettorato del Lavoro ignora le segnalazioni
La Procura deve indagare anche sui verbali di conciliazione
Se da un lato l’indagine ha smantellato la rete criminale legata all’immigrazione clandestina, dall’altro è urgente che la Procura approfondisca il sistema dei verbali di conciliazione, per verificare eventuali abusi o connivenze con datori di lavoro. Strumenti pensati per tutelare i lavoratori rischiano di diventare leve di sfruttamento e copertura di irregolarità.
Conclusione: trasparenza e giustizia
Lo scandalo mette in luce come la corruzione possa infiltrarsi nei controlli pubblici e nello sfruttamento dei migranti. Quando chi denuncia inefficienze viene attaccato e chi lucra sulle regole dello Stato resta impunito, il diritto del lavoro e la tutela dei migranti sono gravemente compromessi. È il momento di chiedere trasparenza, responsabilità e giustizia concreta, e di restituire ai verbali di conciliazione la loro funzione originaria: tutelare i lavoratori, non opprimerli.
Ciro Crescentini

