Vengono ribaditi alcuni principi chiave del diritto del lavoro: la possibilità per l’azienda di avvalersi di investigatori privati per accertare comportamenti potenzialmente fraudolenti o penalmente rilevanti; la validità delle testimonianze rese dagli investigatori, supportate dalle relazioni investigative e dal quadro probatorio generale e la correttezza della procedura disciplinare, che ha assicurato il diritto di difesa del dipendente coinvolto
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha ribadito la legittimità del licenziamento di un dipendente dell’Ente Autonomo Volturno (Eav), il quale, dopo aver regolarmente timbrato il cartellino di presenza, si sarebbe allontanato dal servizio per dedicarsi ad altre attività. La decisione, accolta con soddisfazione dall’azienda, conferma la validità delle prove raccolte e l’appropriatezza della procedura disciplinare adottata.
Inoltre, la Suprema Corte ha confermato anche la legittimità dell’impiego di un’agenzia investigativa per verificare le presunte condotte illecite del dipendente. Secondo Marcello D’Aponte, legale che ha rappresentato l’Eav in tutti i gradi di giudizio, la sentenza chiarisce i confini dei controlli difensivi esercitabili dal datore di lavoro e la loro compatibilità con il rispetto delle garanzie procedurali del lavoratore. In particolare, vengono ribaditi alcuni principi chiave del diritto del lavoro: la possibilità per l’azienda di avvalersi di investigatori privati per accertare comportamenti potenzialmente fraudolenti o penalmente rilevanti; la validità delle testimonianze rese dagli investigatori, supportate dalle relazioni investigative e dal quadro probatorio generale e la correttezza della procedura disciplinare, che ha assicurato il diritto di difesa del dipendente coinvolto.
Sulla questione si è espresso anche Umberto De Gregorio, presidente di Eav, sottolineando come questa sentenza rappresenti un precedente giurisprudenziale di rilievo, rafforzando le tutele a disposizione delle aziende contro le condotte fraudolente di alcuni dipendenti, che danneggiano il sacrificio e l’impegno della maggioranza del personale.
Altro comportamento fraudolento si era verificato lo scorso settembre, quando un altro dipendente dell’Eav era stato licenziato per aver simulato una malattia al fine di partecipare a una partita di calcio. Anche in quell’occasione, la Corte di Cassazione aveva confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendo che l’uso fraudolento del certificato medico costituisse una grave violazione degli obblighi di correttezza, lealtà e diligenza.
I fatti risalivano al 27 e 28 ottobre 2017, quando il lavoratore, pur risultando in malattia, era stato visto impegnato in diverse attività, tra cui la partecipazione a una partita di calcio di prima categoria. Le irregolarità erano state accertate attraverso un’indagine privata condotta dall’Eav, confermando ancora una volta l’importanza dei controlli per garantire il rispetto delle regole e la trasparenza nei rapporti di lavoro.

