L’accademico ricostruisce l’episodio accaduto all’Ateneo di Napoli puntando il dito contro gruppi organizzati nazi-ucraini
«Ieri, 22 dicembre, presso l’ANPI di Napoli, sezione Napoli Orientale “A. Ferrara”, si è svolta la mia prevista conferenza su “Russofilia, russofobia, verità”», spiega lo storico e accademico Angelo D’Orsi in un lungo comunicato in cui ricostruisce quanto accaduto durante l’incontro, già oggetto in passato di boicottaggi e annullamenti. «Una conferenza che era stata boicottata per due volte e che in parte era stata recuperata a Roma, all’Istituto di Cultura e Lingua Russa, sabato 20, sebbene con un titolo diverso».
Accanto a lui, come relatore, era stato invitato Alessandro Di Battista. «Oltre a me era invitato Alessandro Di Battista, che ha parlato per primo con un intervento breve e appassionato». A D’Orsi spettava invece il compito di inquadrare storicamente il tema: «A me toccava disegnare il quadro storico dei due opposti concetti, filia e fobia, in relazione al mondo russo».
Il momento critico arriva al termine degli interventi, quando si apre il dibattito. «Alla fine, chi coordinava – il presidente della sezione ANPI, Franco Specchio – ha dato la parola al pubblico». È allora che la situazione precipita. «Si alza in piedi, urlando a squarciagola, un giovane, mentre si toglie la camicia ostentando una maglietta inneggiante all’Ucraina». Contemporaneamente, racconta D’Orsi, «il medesimo gesto compiono un manipolo di suoi sodali, che occupavano due file di sedie».
Secondo la ricostruzione del professore, il gruppo inizia a muoversi nella sala. «Si sparpagliano per l’aula cercando di infilare nei vestiti dei presenti una spilletta con coccarda ucraina». Il pubblico reagisce male. «Ovviamente il pubblico, quello venuto per ascoltare ed eventualmente interloquire, non l’ha presa bene».
Ne nasce uno scontro. «Segue parapiglia: il giovane energumeno che aveva dato inizio alle ostilità si precipita verso la cattedra e vi sale sopra, cercando di strapparmi il microfono dalle mani, fino a romperlo». Altri lo seguono. «I suoi amici si avventano verso di me e verso il presidente Specchio, cercando ripetutamente di infilare le loro spillette nelle nostre camicie», un gesto che D’Orsi definisce «violento e arrogante».
Il clima si fa sempre più teso. «Un paio di amici cercano di farmi uscire, ma veniamo inseguiti da colui che appare manifestamente il capo della banda». L’inseguimento prosegue anche fuori dall’aula. «Correndomi dietro, cerca di provocarmi con domande su Calenda o su Picierno (“cosa ci faceva in Russia?” e simili)». Domande che, precisa D’Orsi, «non aspettano risposte, perché se le dà da solo, accusandomi di essere complice di non so quali nefandezze».
L’episodio dura diversi minuti. «L’inseguimento dura un paio di minuti, finché simpatizzanti ragazzi vengono fermati da un improvvisato servizio d’ordine». Solo così D’Orsi riesce ad allontanarsi. «Questo mi consente, guidato da un paio di amici, di guadagnare attraverso un percorso alternativo un’uscita secondaria». Una scelta obbligata. «Perché gli ammiratori di Zelensky – mi si riferisce – mi aspettavano all’ingresso principale della Federico II».
Nel suo racconto, D’Orsi segnala anche problemi tecnici sospetti. «Aggiungo che l’impianto microfonico, che era stato opportunamente testato qualche ora prima, stranamente non funzionava». Dopo tentativi inutili, «si è dovuto provvedere a un nuovo microfono e a un altoparlante alternativo».
Le conseguenze pratiche non sono mancate. «Grazie a tutto lo scompiglio, il sottoscritto non è riuscito a raggiungere in tempo utile la stazione di Piazza Garibaldi», dove avrebbe dovuto prendere un treno per Roma. «Sono stato costretto a fare un altro biglietto per un diverso treno».
Il professore collega l’accaduto a un clima politico più ampio. «È il caso di ricordare che negli scorsi giorni Carlo Calenda aveva lanciato una ridicola petizione contro la conferenza», insieme, aggiunge, «a una aspirante assegnista dell’ateneo napoletano, con il medesimo obiettivo». Ricorda inoltre che «il giorno prima a Napoli l’onorevole Pina Picierno si è esibita mentre accendeva il candelabro ebraico», e osserva come «alla piccola festicciola sembravano presenti alcuni degli stessi giovani energumeni che hanno interrotto con violenza il dibattito».
Pochi minuti dopo i fatti, denuncia D’Orsi, «hanno inviato un comunicato, ripreso dall’ANSA, nel quale ribaltano i ruoli, spacciandosi per vittime». I firmatari? «I soliti, ben noti provocatori della politica nazionale: Azione, Europa, Radicali e altra cianfrusaglia».
Durante l’uscita, racconta ancora, gli viene rimproverato di «rifiutare il confronto». La risposta è netta: «La mia risposta è stata semplicemente: “Non parlo con i fascisti”». Per D’Orsi quanto accaduto «nulla ha a che fare con il dialogo» e rappresenta «un agguato organizzato», incompatibile «con il rispetto di un luogo sacro come l’università» e con «chi ha passato la vita a studiare, insegnare, pubblicare».
La conclusione del comunicato è drastica. «Il clima politico-mediatico in Italia sta diventando irrespirabile». Per questo, annuncia: «Mi sento costretto ad annunciare che annullo tutte le conferenze programmate e non ne accetto altre», a meno che non vengano garantite condizioni precise.
Le richieste sono quattro: «spazi capienti con posti a sedere adeguati», «impianti di amplificazione verificati prima di ogni conferenza», «un servizio d’ordine interno» e «un’informativa alla Digos e alle forze dell’ordine», per evitare, conclude, «di esporre i relatori, nella fattispecie il sottoscritto, alla mercé di ucronazi locali e dei loro supporters». «In assenza di una comunicazione precisa su questi punti», conclude D’Orsi, «considero annullati tutti“.
Solidarietà al Prof D’Orsi è stata espressa dalla deputata del Movimento 5 Stellre, Chiara Appendino:
“Continua l’intolleranza del mondo liberal contro chi si oppone all’escalation militare in Ucraina.
Solidarietà al prof. D’Orsi e all’ANPI che hanno ogni diritto a esprimere le loro opinioni. Al partito della guerra ribadiamo che per arrivare alla pace non servono armi ma dialogo”.
Significativa la nota diffusa dalla Rete dei Comunisti della Campania: Quanto accaduto nella serata di lunedì 22 dicembre nella Facoltà di Lettere è un episodio grave su cui occorre riflettere e predisporre le opportune misure politiche adatte al contesto.
Alla fine di una interessante iniziativa contro la guerra, organizzata dall’Anpi di Napoli, con la partecipazione del Professor Angelo D’Orsi e di Alessando Di Battista si è verificata una grave provocazione.
Verso la fine del dibattito, appena numerosi compagni erano andati via, un gruppo di persone appartenenti al Partito Radicale ed alla formazione “Più Europa” hanno interrotto il discorso del Professor D’Orsi accusandolo di essere “servo di Putin” ed esponendo alcuni vessilli dei nazisti di Kiev.
Nonostante fossero restati pochi compagni in sala questi provocatori sono stati sbugiardati ed allontanati dalla sala. A seguito di tale gazzarra sta crescendo in queste ore un canovaccio propagandistico, particolarmente sui Social, teso ad accreditare una versione dei fatti che descrive questi “assalitori” come vittime dei “barbari seguaci di Putin”.
In realtà, dopo la censura della settimana scorsa a Torino contro il Professor D’Orsi, a Napoli questi provocatori seriali legati ad ambienti politici guerrafondai, sionisti e razzisti hanno cercato la rissa e l’incidente eclatante.
Denunciamo questo episodio di arroganza guerrafondaia come un evidente segno dell’imperante clima culturale e materiale di repressione e di soffocamento del movimento di lotta contro la guerra nelle scuole nelle Università, nei posti di lavoro e nella società.
Dall’attacco al diritto di sciopero, alla “caccia alle streghe” contro gli intellettuali indipendenti si sta determinando un restringimento autoritario degli spazi e dei luoghi del protagonismo sociale e politico.
La Rete dei Comunisti della Campania rinnova la solidarietà ai compagni dell’ANPI, invita alla vigilanza attiva contro questi personaggi e forze politiche provocatorie e reazionarie e rilancia la necessità di rafforzare la mobilitazione contro la guerra, il riarmo imperialista in Europa e la NATO. NO PASARAN!“
CiCre

