Un gruppo di attivisti e studenti pro-Ucraina — riconducibili a +Europa, Radicali, Azione, Liberi Oltre, Ora! e a settori della comunità ucraina — ha dato vita a una azione deliberata di disturbo, esibendo bandiere e slogan e arrivando a strappare il microfono e le bandiere dell’ANPI, trasformando un momento di confronto in una scena di intimidazione politica.
Un’aula stracolma, circa trecento persone presenti, una partecipazione ampia e giovanile: il seminario “Russofilia, Russofobia, Verità”, ospitato all’Università Federico II di Napoli presso il Dipartimento di Filosofia, ha dimostrato quanto il bisogno di analisi critica e di confronto sul tema della guerra e dell’informazione sia oggi forte e sentito. Un successo che, tuttavia, ha attirato anche l’attenzione di chi quel confronto non lo tollera.
L’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI Napoli Orientale, vedeva la partecipazione di Alessandro Di Battista, dello storico Angelo D’Orsi, con l’introduzione di Franco Specchio. Un appuntamento culturale dichiaratamente orientato a smontare le semplificazioni propagandistiche e a riflettere sul clima di russofobia crescente che attraversa media e politica occidentale, in particolare nel racconto del conflitto russo-ucraino.
Un tema evidentemente scomodo, ma affrontato fino alla fine in modo ordinato, partecipato e rispettoso.
È al termine dell’iniziativa, quando il seminario si era ormai concluso, che si è consumata la provocazione. Un gruppo di attivisti e studenti pro-Ucraina — riconducibili a +Europa, Radicali, Azione, Liberi Oltre, Ora! e a settori della comunità ucraina — ha dato vita a una azione deliberata di disturbo, esibendo bandiere e slogan e arrivando a strappare il microfono e le bandiere dell’ANPI, trasformando un momento di confronto in una scena di intimidazione politica.
Tra i protagonisti della contestazione era presente anche Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali, elemento che conferma la natura tutt’altro che spontanea dell’azione. Non una protesta argomentata, non una richiesta di parola, ma un gesto simbolico e fisico volto a delegittimare l’iniziativa e i suoi promotori.
Il paradosso è evidente: un seminario che analizzava i meccanismi della russofobia è stato colpito proprio da pratiche tipiche della russofobia militante, quella che rifiuta il confronto e tenta di zittire l’avversario politico, accusandolo preventivamente di complicità con il “nemico”.
Va detto che l’organizzazione dell’evento ha presentato alcune criticità: la scelta di un’aula insufficiente rispetto all’affluenza e la mancanza di un coordinamento preventivo con le realtà politiche e associative del territorio hanno lasciato spazio alla provocazione, soprattutto dopo che erano appena andati via militanti dell’Unione Sindacale di Base e della Rete dei Comunisti.
Quanto accaduto alla Federico II rappresenta un segnale preoccupante. Se anche alla fine di un’iniziativa pacifica si ricorre allo strappo simbolico e fisico per affermare una sola verità ammessa, allora il problema non è il dissenso, ma la deriva autoritaria di chi pretende di imporlo.
Difendere il seminario promosso da ANPI Napoli Orientale e il lavoro di Di Battista, D’Orsi e Specchio significa difendere il diritto al pensiero critico, alla pace e al pluralismo. E denunciare chi, in nome di una fedeltà ideologica alla guerra, trasforma l’università in un luogo di intimidazione e censura.
Ciro Crescentini

