Morire ancora di lavoro: Che fare?

Il nuovo governo dovrebbe considerare la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici questioni, problemi da affrontare urgentemente con misure adeguate

Nel 2018 si continua a morire di lavoro. Drammatici i dati diffusi dall’Inail:  212 infortuni mortali nel periodo gennaio-marzo 2018, l’11,58% in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2017, quando gli incidenti mortali erano stati 190. Gli ultimi incidenti domenica scorsa alle Acciaierie Venete di Padova, dove quattro operai sono rimasti feriti in un incendio e due di questi hanno riportato ustioni su tutto il corpo. Un altro ragazzo ventottenne, proprio giovedì mattina, è morto, travolto da una fune all’Ilva di Taranto.  Oltre 3 persone al giorno perdono la vita sul lavoro, a cui poi bisogna aggiungere i dati relativi alle persone che si ammalano e muoiono.  Una media altissima.  Il nuovo governo dovrebbe considerare la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici questioni, problemi da affrontare urgentemente con misure adeguate. 
 In primis sono necessarie iniziative per la  promozione della cultura della prevenzione, nelle scuole,  responsabilizzare i lavoratori del futuro. L’alternanza scuola lavoro deve tenere conto della sicurezza, i ragazzi devono essere sensibilizzati sui rischi. La cultura della  prevenzione deve essere rafforzata, estesa anche nelle aziende, promuovendo una formazione vera, non solo sulla carta. I lavoratori e anche gli imprenditori dovrebbero  capire che la sicurezza va a vantaggio di tutti.
Il prossimo esecutivo nazionale dovrebbe attivarsi per la piena applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza.  Al momento vi sono 20 decreti attuativi sulla sicurezza che però non ancora stati attuati.
E non solo.  A quanto pare sono tantissime le  misure di prevenzione che  non vengono attuate, prima tra tutte la patente a punti per le imprese, utile strumento per creare un sistema di  qualificazione delle aziende. Bisogna poi garantire il rispetto delle normative, rafforzando, pianificando i controlli, i sopralluoghi procedendo all’assunzione di numero adeguato di ispettori del lavoro, istituendo task force presso le Prefetture composte dai militari della Guardia di Finanza, dai Carabinieri del Ministero del Lavoro, l’Inail, Inps
Le famiglie superstiti dei lavoratori morti sul lavoro vanno sostenute con risarcimenti equi da parte dello Stato, attuando le normative di legge che prevedono corsie preferenziali, vincoli nelle assunzioni nelle aziende pubbliche e private. Allo stesso modo bisogna garantire il reinserimento dei lavoratori e delle lavoratrici rimasti feriti, favorendo dei processi che garantiscano alle persone una ripresa del lavoro. Consentire la deducibilità fiscale alle imprese per tutti gli investimenti (di qualsiasi natura tecnologica-impiantistica, ergonomica-organizzativa e formativa) finalizzati al miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Accompagnare questa misura con un forte aggravio assicurativo per le imprese in cui si registrano infortuni mortali e invalidanti, oltre malattie professionali.
Sbloccare le risorse disponibili, utilizzando  coerentemente ill saldo attivo accumulato negli anni dall’INAIL (oltre 32 miliardi di euro), oggi in mano alla Tesoreria di Stato che ne dispone impropriamente per coprire altre spese. Dal 2006 al 2015 la media di avanzo annuale della Gestione Industria dell’Inail (il 90% delle entrate correnti) è stata di ben 1,2 miliardi di euro. Questi soldi devono tornare a imprese e ai lavoratori (l’assicurazione infortuni è una forma di salario indiretto come i contributi previdenziali) riducendo il cuneo contributivo e destinando più risorse sia alle prestazioni assicurative in termini di risarcimenti, cure e riabilitazioni, sia agli incentivi alle imprese e alle parti sociali per azioni finalizzate alla prevenzione e al miglioramento continuo.  Infine, sono necessarie iniziative per una giustizia più celere. La prescrizione è una mancanza di rispetto gravissima per le vittime e le loro famiglie  per cui stabilire la certezza delle responsabilità è un punto chiave nella salvaguardia della sicurezza. Urge l’istituzione di una Procura nazionale della giustizia sul Lavoro.
                                                                                                                                    Ciro Crescentini
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