Michele Franco: “Una stabile sinistra di classe per il potere popolare”

Il Desk ha intervistato Michele Franco, candidato per Potere al Popolo al Collegio Uninominale del Senato (Centro, Sanità, Chiaia, Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo, Pianura, Chiaiano).

Michele Franco ha una lunga storia di militanza politica e sindacale. Oltre 40 anni di attivismo sociale in Città.  

Michele Franco, anche in questa tornata elettorale alcuni esponenti del sindacalismo di base si presentano come candidati. Non sono a rischio l’indipendenza e l’autonomia delle organizzazioni dei lavoratori?

Non credo. La mia storia politica è sicuramente collocata dentro la vicenda del sindacalismo conflittuale ma, da sempre, ho continuamente praticato un attivismo politico a tutto campo. Ed è in questa dimensione che deve interpretarsi la mia candidatura con Potere al Popolo. Il sindacalismo conflittuale – per quel che mi riguarda l’Unione Sindacale di Base – è fuori dalla contesa elettorale e, correttamente, preserva la sua autonomia. Questo, però, come è ovvio, non significa indifferenza verso le ragioni del mondo del lavoro e dei settori popolari della società.

Sono tanti i lavoratori e le lavoratrici iscritti ai sindacati di base e confederali che negli ultimi anni sono rimasti “folgorati” dal Movimento 5 Stelle. Perché la sinistra di classe e sociale non è attraente, non raccoglie simpatie?

Questo è un dato vero che stiamo riscontrando nella nostra campagna elettorale. Le cause vengono da lontano e sono completamente ascrivibili al lungo corso politico di una “sinistra” (uso le virgolette a caso) che ha smarrito la sua ragione sociale e si è fatta suggestionare dai valori del mercato, delle compatibilità e della governabilità. Di fronte alla potente offensiva capitalistica che ha ridisegnato a misura dei profitti la società la “sinistra” si è limitata a gestire il “meno peggio” e si è prodigata per la “riduzione del danno”. In definitiva – sia dal governo e sia dall’opposizione – la “sinistra” ha tragicamente mutato la sua funzione storica ed immediata. E’ naturale, quindi, che proposte di rottura che vengono avanzate dai 5 Stelle trovano ascolto e credito da parte dei lavoratori e di chi non si sente più rappresentato. 

3) I giovani, soprattutto componenti di famiglie operaie e indigenti, non sono attratti dalla politica, dal sindacato, non amano l’impegno sociale, non frequentano i luoghi dell’aggregazione sociale e politica (centri sociali). La sinistra sociale e di classe è parte integrante dell’archeologia politica?

Anche su questa condizione che fai notare ci sarebbe da andare indietro con le analisi. Un dato, però, è evidente: la società è sempre più frantumata e i luoghi della collettività, della condivisione e dell’impegno sono ridotti al lumicino. Trionfano il mito dell’individualismo, della competizione e del rancore verso gli ultimi, come dimostra il dilagare del razzismo e dell’intolleranza. La sinistra sociale e di classe – o meglio i movimenti di lotta e chi ancora si batte per un mutamento sociale – possono sottrarsi da una “deriva archeologica” se ritrovano una funzione progressista e di avanzamento nella società superando quei limiti che – di fatto – hanno collocato le idee di emancipazione e di liberazione ai margini delle dinamiche sociali e, di conseguenza, dall’agenda politica quotidiana. La novità rappresentata da Potere al Popolo può essere una controtendenza anche dopo il voto del 4 marzo se costruirà una stabile forza di opposizione politica nel paese.

4) Il fascismo ritorna. Casapound, Forza Nuova esaltando, alimentando la “caccia al migrante” stanno raccogliendo consensi tra i ceti popolari delle periferie, nelle fabbriche e nei cantieri. Una guerra tra poveri. Oltre alle manifestazioni e alle fiaccolate nelle piazze che fare per unificare i diseredati?

Le manifestazioni di massa contro i fascisti sono necessarie è sono la premessa per una battaglia che deve essere di tipo culturale, politico e pratico. La nostra azione – per ostacolare per davvero la demagogia fascista di ogni tipo – deve rivolgersi prioritariamente a chi è vittima di questa opera di mistificazione a partire da quei settori popolari che diventano facile strumento delle campagne di odio e di livore. Ciò significa una scelta netta da parte delle forze popolari e di classe. O si torna all’impegno politico, sociale, sindacale ed associativo nelle periferie, nei territori degradati tra i cosiddetti “brutti, sporchi e cattivi” oppure – prima o poi – dovremo scegliere tra Salvini, Casapound o qualche altro soggetto reazionario. Fino ad ora la “sinistra” ha guardato ai palazzi, al chiacchiericcio tra gli addetti ai lavori e, spesso, pure ai salotti buoni. Con Potere al Popolo, con le lotte di questi anni – a Napoli come altrove – vogliamo tornare ad insediarci nei luoghi naturali del conflitto e della sofferenza sociali. Sarà un cammino lungo, complicato ed irto di difficoltà ma è l’unica strada seria e praticabile per spazzare via definitivamente il pericolo fascista e razzista dalle nostre città.

5) L’esperienza del governo cittadino di Luigi de Magistris viene considerato un laboratorio per un grande movimento di liberazione nazionale. Emergono, però, molte contraddizioni (privatizzazioni e vendita di alcune partecipate, per esempio). L’egemonia del sindaco “arancione” non rischia di ridimensionare ruolo e funzioni delle forze e dell’associazionismo sociale?

Il sindaco De Magistris – e la sua amministrazione – sono lo specchio di una contraddizione stridente. Da una parte ci sono dichiarazioni e programmi che si definiscono antiliberisti dall’altra registriamo atti amministrativi che contraddicono questa aspirazione. Il tutto in una situazione in cui il Governo centrale, la Regione e l’insieme dei poteri forti lavorano per affossare Napoli attraverso lo strumento del debito, i tagli alle spese e le continue misure di austerità. Il Sindaco è a un bivio: o decide di capitolare a questo ricatto e, quindi, si omologa alla maggioranza degli amministratori locali che in pratica sono una sorta di “amministratori di condominio” del governo oppure deve mettere in atto gesti di rottura politica ed istituzionale che prevedano, anche, momenti di disobbedienza (Non pagamento di parte del debito, Sforamento del Patto di Stabilità per le spese sociali, Rifiuto di applicare alcune direttive antisociali). Mi rendo conto che sto prospettando una fase politica poco tranquilla ma se Luigi De Magistris vuole dare coerenza e conseguenza alle sue dichiarazioni la linea di condotta da assumere va in questa direzione. Su questo punto, però, il Sindaco non sarebbe solo perché avrebbe dalla sua parte i lavoratori, i disoccupati, coloro che pagano sulla propria pelle le misure di ridimensionamento dei servizi e del welfare e l’insieme dei movimenti di lotta di questa città. E’ questo – secondo me – il vero banco di prova del Sindaco e della sua capacità di esercitare una funzione non solo di tipo egemonica ma positiva verso gli interessi popolari.

                                                                                                                Ciro Crescentini

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