Il consigliere De Stasio tuona contro la trasformazione del Foro Carolino in uno spazio pubblicitario per un deodorante intimo davanti al Convitto Vittorio Emanuele
«Ma che c***o sta succedendo a Napoli?». L’interrogativo – amaro, brutale, inevitabile – fotografa lo smarrimento di un’intera comunità davanti all’ennesima ferita inferta al volto storico della città. Siamo arrivati al punto paradossale e grottesco in cui il Foro Carolino e Piazza Dante, uno dei luoghi monumentali più importanti, carichi di memoria e di identità di Napoli, vengono degradati e trasformati in un gigantesco, pacchiano set pubblicitario. L’oggetto del desiderio? Un deodorante intimo. Un deodorante intimo.
Collocato lì, beffardo e ingombrante, proprio davanti a Dante Alighieri, nel cuore ferito del Foro Carolino e accanto alla sagra severa e gloriosa del Convitto Vittorio Emanuele. L’estetica della mercificazione totale non risparmia più nulla. Viene da chiedersi, con la voce rotta dallo sconcerto del consigliere di municipalità Pino De Stasio: «Ma davvero abbiamo perso ogni senso della misura, del decoro e soprattutto del rispetto per la storia di questa città? Napoli non può essere trasformata in un immenso cartellone pubblicitario dove ogni monumento diventa lo sfondo per vendere qualsiasi cosa».
E ha ragione da vendere. Una piazza storica non è un supermercato a cielo aperto. Il Foro Carolino non è una vetrina di via Toledo o un’area fieristica di periferia, né Dante Alighieri può essere ridotto a improbabile e involontario testimonial inconsapevole di un deodorante intimo. È la vittoria della tirannia del marketing sulla tutela del patrimonio, l’ennesima dimostrazione di come lo spazio pubblico venga inteso come res nullius da monetizzare a colpi di sponsorizzazioni invasive, in cui la bellezza stratificata dei secoli cede il passo al primo brand disposto a occupare il suolo pubblico.
La denuncia si alza netta, tagliente, ma lascia dietro di sé una domanda che pesa come un macigno: la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici, custode teorica della sacralità e dell’integrità di questi luoghi, dov’è? E l’amministrazione comunale di Napoli dov’è? Dormono, sonnecchiano o guardano dall’altra parte mentre il decoro urbano viene smantellato pezzo dopo pezzo, trasformando la capitale del Barocco e dell’Umanesimo in un bazar in saldo permanentemente aperto.
Se la tutela della bellezza urbana si riduce a un optional burocratico, il rischio è che domani mattina ci ritroveremo con un maxischermo a led incastonato sulla facciata di un palazzo storico o con le statue del Salvatore in posa con un Energy Drink. È tempo di dire basta. Napoli merita rispetto, non di essere trattata come la dependance di un hub pubblicitario di provincia.
Ciro Crescentini

