La candidata nazionalista in vantaggio nei sondaggi alza la voce contro la linea di Bruxelles e Von der Leyen
A tre giorni dall’annuncio della sua candidatura per le presidenziali del 2027, Marine Le Pen alza la posta della politica estera e fissa la linea del Rassemblement National. Ospite ieri sera, 16 settembre, dell’emittente LCI, la leader nazionalista ha sparato a zero sul sostegno finanziario europeo all’Ucraina, evocando lo spauracchio di un conflitto globale e tracciando una linea di demarcazione netta tra aiuti logistici e risorse di bilancio.
Il nodo dei conti: «Miliardi a Bruxelles, zero per le pensioni»
Il cuore dell’affondo è economico, ma con pesanti ricadute politiche interne. Sfidando la narrativa dell’asse Bruxelles-Kiev — e criticando i toni della presidente della Commissione Ursula von der Leyen — Le Pen ha posto l’aut aut: «Finanziariamente non possiamo più aiutare Kiev. Perché non si può dire, da un lato, che non c’è un euro per indicizzare le pensioni ma, dall’altro, ci sono miliardi per il contributo netto all’Ue.»
Una strategia di disimpegno di cassa che però non significa, secondo la candidata, il ritiro totale dal campo: «In proporzione a ciò che facciamo fino a questo momento, che è considerevole, diciamo che non possiamo farlo. Non è un atto di ostilità nei confronti dell’Ucraina: possiamo continuare a formare i loro soldati, i loro eserciti, possiamo continuare a fornire loro materiale per potersi difendere. Ma finanziariamente, non possiamo più.»
Lo spettro del global conflict e il paragone storico
Il giudizio sul teatro bellico è feroce e punta a scuotere l’opinione pubblica francese, forte dei sondaggi che la danno in testa per la corsa all’Eliseo: «Questa guerra è già durata più a lungo della Prima Guerra Mondiale e nessuno ne parla. Ci sono due milioni di vittime. È un vero massacro.» Il rischio, secondo Le Pen, è che la linea d’ombra della Nato trascini l’Europa nel baratro: «Il conflitto russo-ucraino, qualora vi entrasse la Nato, rischierebbe di deragliare diventando una Terza Guerra Mondiale oppure una Guerra dei cent’anni.»
Nel mirino finisce anche la diplomazia anglosassone: «Boris Johnson, e gli inglesi in generale, si mostrano sempre estremamente bellicosi.»
La via d’uscita: negoziati in stile Vietnam
Per disinnescare la crisi, Le Pen immagina un formato diplomatico regionale e unparallel storico con il Sud-Est asiatico: «Credo che debbano esserci la Germania, la Polonia e la Turchia» intorno al tavolo delle trattative, affinché la Francia crei «le condizioni per un negoziato di pace, come facemmo per il Vietnam».
Ciro Crescentini
