Il cassiere 62enne preferisce l’indennità sostitutiva dopo il reintegro giudiziario
Fabio Giomi, 62 anni, non tornerà a lavorare nel supermercato Pam, dove era stato reintegrato dal giudice del lavoro dopo un licenziamento giudicato illegittimo. La controversia era nata a seguito del cosiddetto «test del carrello», una pratica aziendale che ha attirato forti critiche e che aveva portato all’allontanamento del dipendente.
Pur essendo richiamato al lavoro il 31 dicembre, Giomi ha deciso di interrompere definitivamente il rapporto con l’azienda, optando per ricevere l’indennità sostitutiva prevista dalla legge, pari a 15 mensilità.
La decisione: il peso dello stress e del contesto lavorativo
Secondo Mariano Di Gioia, segretario della Filcams Cgil di Siena, la scelta di Giomi è frutto di un lungo periodo di pressione psicologica e mediatica. «Negli ultimi due mesi Fabio ha affrontato un clima molto teso, sia fuori che dentro il luogo di lavoro, che ha inciso sul suo equilibrio personale», ha spiegato Di Gioia.
A pesare sulla decisione è stato anche il timore di un ambiente potenzialmente ostile: il cassiere ha infatti valutato che il contesto per un rientro sereno non fosse ideale. Nonostante alcune offerte di lavoro arrivate da altre aziende, Giomi ha deciso di prendersi un periodo di riposo per recuperare dalle pressioni subite.
Cos’è il «test del carrello»
Il caso che ha portato alla vicenda giudiziaria nasce dal cosiddetto «test del carrello» o «finto cliente». In pratica, un ispettore dell’azienda, travestito da cliente, metteva nel proprio carrello prodotti nascosti per verificare la capacità dei cassieri di individuare eventuali errori durante la scansione. La procedura, pensata dall’azienda come strumento di prevenzione dei furti, era stata contestata dai sindacati sin dall’inizio. In molti casi, i controlli si configuravano come vere e proprie trappole per i lavoratori: chi non riusciva a scoprire la merce nascosta rischiava provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, come accaduto per Giomi.
Con la sua scelta, Giomi chiude un capitolo difficile della sua vita lavorativa, evitando un possibile ritorno in un ambiente che avrebbe potuto peggiorare il suo stato psicologico. La vicenda mette in luce i limiti delle pratiche di controllo aziendale quando diventano strumenti punitivi, aprendo nuove discussioni su come bilanciare sicurezza, fiducia e tutela dei lavoratori.
Ciro Crescentini
