La sinistra non sia populista se punta a recuperare gli astensionisti

Non è più la politica ad indicare una direzione e svolgere una funzione educativa, quanto invece è l’elettorato a suggerire agli eletti quali sono le vie per mantenere il consenso e il controllo del potere, che a sua volta cresce attraverso nuove forme di assistenzialismo classista

Quattro eventi mi spingono a mettere ordine alle mie idee e scrivere questo pezzo. La partecipazione di Cacciari ad 8 e ½ del 9 Gennaio, l’articolo di Mauro su La Repubblica e la sferzata di Gramellini sulla Stampa del 10 Gennaio, ed un post Facebook del meno famoso, ma molto lucido Alfredo Morganti intitolato “Se questa è politica: Repubblica e la sinistra”.

Parto dall’ultimo. Reagendo all’invito di Mauro all’area della sinistra di mettersi d’accordo, come ha fatto il centro destra, giusto per il voto, anche se sono divisi su tutto, Morganti dice, “questa è una specie di simulacro della democrazia, uno spettro quale risultante finale di una visione ‘calcistica’, tecnica, muscolare, interessata del governo della polis… solo bramosa di scranni, solo desiderosa di conquistare la vetta e poi rinserrarsi lì, come aliena nelle istituzioni. Una sorta di ET.”.

L’appello di Mauro è in realtà l’appendice logica alle riflessioni di Cacciari, sulla totale uniformità della proposta politica (da destra a sinistra), sostanzialmente caratterizzata da “balle” (cit. Cacciari), promesse di tagli di tasse più o meno impossibili, ed elargizione di prebende sotto forma di pensioni, bonus e salari minimi garantiti. Il taglio dell’imposizione fiscale è tipico delle destre di tutti i tempi, dice Cacciari, mentre non lo è della sinistra, che, anzi, è proprio attraverso l’imposizione fiscale che sostiene il welfare e rimodula, ma spesso anche redistribuisce la ricchezza. Il filosofo termina con una sorta di appello-invettiva rivolto alla sinistra: “Dite la verità, la gente vuole la verità!” Purtroppo, le cose stanno così, anche se pochi lo vedono.

 

 

Mauro ci mette il carico da 90. Telefonatevi, dice, sostanzialmente rivolto al Pd ed a Liberi & Uguali, mettetevi d’accordo su un nome e provate a vincere. Non si pone, ma nessuno più se lo pone, il problema di quale visione di società si mette insieme con questo tipo di alleanze contro (contro la destra ed i 5S in questo caso). La destra ha fatto esattamente questo, tre partiti con lacerazioni profonde, da cui non emerge il benché minimo barlume di quale società abbiano in testa, anzi con la certezza che il 5 Marzo i loro rapporti finiranno a schifio. Ma la sinistra un modello di società dovrebbe proporlo in modo concreto, plausibile e sostenibile, dicendo la verità, come dice Cacciari, e convincendo i riluttanti del fatto che se tutti facciamo sacrifici e contribuiamo a redistribuire la ricchezza disponibile, rimetteremo in moto una macchina che non potrà che far lievitare risorse e ricchezza del paese. Così si produrrebbe un circolo vizioso benefico e solo così si potrebbe tentare di riportare al voto gli elettori che se ne sono allontanati. E non solo quelli di sinistra, che si sentono traditi e politicamente apolidi, ma anche tante brave persone di cultura liberale, nauseate dalle chiacchiere che li hanno sommersi per 25 anni, che hanno portato il paese sull’orlo del baratro e per le quali disertano il voto.

 

 

Perché, invece, sembra che tutti dicano le stesse cose? Perché la politica è in uno stato di vita vegetativo, un coma, e la democrazia è ormai più che un simulacro il suo fantasma. Politica significa avere una visone strategica della società, proporla e perseguirla nel tempo, anche se questo può influenzare negativamente il consenso. Perché è proprio questo che genera le basi per una sana alternanza di governo e per il progresso democratico di un popolo. Finché destra e sinistra questa strategia l’hanno avuta, hanno anche alimentato la democrazia. L’alternanza tra gli schieramenti ha fatto maturare la società ed ha fatto sì che il socialismo che veniva brutalmente e tragicamente tradotto in “socialismo reale” (comunismo) in Unione Sovietica e poi in Cina, venisse mitigato in una forma tutta Europea che riusciva a coniugare i principi di sussistenza e solidarietà con quelli primari, pure quelli ereditati dall’illuminismo francese, della sacralità della libertà individuale, fondendo Rousseau, Marx e Weber nella socialdemocrazia europea.

Quest’epoca finisce con il berlusconismo, prodotto attraverso una perversa eterogenesi dei fini proprio da quella parte minuscola, benché decisiva, della sinistra che ancora si ispirava al comunismo sovietico. Berlusconi annichilisce la politica e trasfigura il consenso. Ora non è più la politica ad indicare una direzione e, quindi, a svolgere una funzione educativa, quanto invece è l’elettorato a suggerire agli eletti quali sono le vie per mantenere il consenso e quindi il controllo del potere, che a sua volta cresce attraverso nuove forme di assistenzialismo classista che sfocia spesso nella corruzione. Non siamo più governati dalla politica, ma dai sondaggi. Ed il coma della politica vera si approfondisce.

 

 

Cosa altro è il Movimento 5 stelle se non la sublimazione di questa catastrofica involuzione socio-culturale? Grillo trasferisce sul piano tecnologico quello che Berlusconi aveva realizzato con mezzi più tradizionali, e ne genera una piattaforma post-politica che appare (ed è) frammentaria e contraddittoria semplicemente perché questa è la sua natura. Molti elettori nauseati, si rivolgono a questo spazio post-politico che gli dà l’illusione di avere ancora una voce o, in alternativa, si rifugiano nell’astensione. Ha ragione Grillo quando rivendica l’intercettazione di uno scontento che è in qualche misura organizzato proprio perché ci sono loro i 5S.

C’è ancora spazio per tirare fuori la politica dal coma e sperare in una resurrezione della sinistra socialdemocratica in questo paese? Io non lo so e non ci sono eventi che mi spingono ad essere particolarmente ottimista. Credo che la sinistra, se ancora è presente in questo paese, debba mettere in gioco la sua esistenza offrendo agli elettori l’amaro calice della verità, ma anche una visione per la quale valga la pena di combattere e sopportare ulteriori sacrifici. Il terzo millennio ci chiede una necessaria riqualificazione della produttività, ma questo prenderà tempo ed ingenti risorse, che bisogna trovare. Trovare queste risorse significa investire strategicamente. Non si possono promettere prebende impossibili, ma si può garantire l’impegno in investimenti per la formazione, per il rinnovamento tecnologico e la ricerca, per produrre lavoro, cominciando dalle cose imprescindibili del tipo messa in sicurezza delle scuole e del territorio (quanti posti di lavoro potrebbero essere creati, recuperando le risorse disperse in corruttele!).

 

 

Se la scommessa di Liberi & Uguali è di recuperare il consenso nelle aree di astensione, allora devono dire la verità e lasciare il populismo demagogico fuori la porta, anzi denunciandolo con forza. Molta gente voterà per il centro-destra comunque, malgrado i collegamenti con la mafia/ndrangheta e sentenze passate in giudicato, anzi proprio per questo, perché la destra ha uno zoccolo duro che è rappresentato da circa 1/5 dell’elettorato potenziale (che poi può diventare il 35-40% dell’elettorato reale, fidando sull’astensione) che della visione di società se ne frega e gli serve invece protezione politica per i suoi traffici e per mantenere la patina di illegalità che gli ha consentito di prosperare.

Che il Pd segua il flusso populista non meraviglia più. Ma che anche chi si richiama ai valori della sinistra storica cada in questa lusinga fa cadere le braccia.

Giovanni de Simone

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