La Lega presenta la mozione di sfiducia al presidente Conte

Le ambiguità del carroccio

La Lega ha presentato la mozione di sfiducia contro il presidente del consiglio Giuseppe Conte. “L`esame in aula delle mozioni riguardanti la Tav ha suggellato una situazione di forti differenze di vedute, tra le due forze di maggioranza, su un tema fondamentale per la crescita del paese come lo sviluppo delle infrastrutture e preso atto che le stesse divergenze si sono registrate su altri temi prioritari dell`agenda di governo quali la giustizia, l`autonomia e le misure della prossima manovra economica”- si legge nel testo, primo firmatario il capogruppo Massimiliano Romeo.  Dunque, dalla lettura del documento emergono i principali motivi politici che hanno determinato la decisione di Matteo Salvini di mettere in discussione il governo: giustizia, autonomia differenziata e le misure della prossima manovra economica. Punti di maggiore contrasto con il Movimento 5 Stelle.

Sulla giustizia, i leghisti hanno sempre assunto un comportamento ambiguo sulla riforma. Vogliono la separazione delle carriere dei magistrati e due Consigli superiori della magistratura, uno per i magistrati inquirenti e l’altro per quelli requirenti, inoltre vorrebbero rendere più severo il percorso per ottenere una toga, mentre il Movimento 5 Stelle punta a snellire il percorso per ottenere l’accesso. Inoltre, il Carroccio è ostile alla riforma sulla prescrizione e ha assunto una posizione netta sulle intercettazioni. Per quanto riguardala la prima, l’M5S vorrebbe bloccare il decorrere del tempo dopo la sentenza di primo grado, questo impedirebbe agli imputati colpevoli di un reato di farla franca a causa della prescrizione dello stesso. Salvini invece non ama questa novità e ne ha già fatto slittare l’introduzione a gennaio 2020. Infine le intercettazioni: la Lega vorrebbe limitarne gli ascolti e bloccarne la diffusione. Le ambiguità della Lega e di Salvini sono state denunciate nei giorni scorsi dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede “Quando arrivano no a prescindere e si pescano argomenti qua e là che nulla hanno a che fare con la riduzione dei tempi dei processi, mi viene il dubbio che l’obiettivo sia far saltare la riforma della prescrizione che entrerà in vigore a gennaio”.

L’autonomia differenziata, altro elemento di rottura tra Salvini e Movimento 5 Stelle. Salvini vuole la secessione, la creazione di  20 sistemi scolastici differenti (con la conseguente abrogazione del valore legale del titolo di studio e gli istituti scolastici definitivamente sul mercato); 20 sistemi sanitari (e la definitiva distruzione del Servizio sanitario nazionale); la cancellazione del senso e del valore del contratto collettivo nazionale di lavoro, ridotto a poco più di un accordo di cornice, legittimando i contratti regionali. Un piano secessionistico che ha trovato la ferma opposizione degli esponenti politici  e di governo del Movimento 5 Stelle.

Le “divergenze sulla manovra” citate nella mozione della Lega nascono “dalla richiesta di Salvini di portare il deficit al 3,5%”. Lo affermano fonti di governo M5S secondo le quali i 5 Stelle “non erano pregiudizialmente contrari. Ma, di fronte alle possibili resistenze del Colle e del ministro Tria, Salvini ha prima dichiarato la volontà di rimuovere Tria e poi ha deciso di tentare di gestire in proprio la prossima manovra imponendo un suo uomo fidato al Mef” dopo il voto. “Il tweet di Borghi di questa mattina conferma questa intenzione”. Secondo i calcoli leghisti, riferiscono le stesse fonti, servirebbero 23 miliardi per il disinnesco delle clausole, altri 4-5 miliardi per le spese indifferibili, 5-6 miliardi per la flat tax, al netto del taglio degli 80 euro del bonus Renzi. In totale 32-34 miliardi. Partendo da un rapporto deficit-Pil tendenziale per il 2020 all’1,8% dopo l’assestamento (che tiene conto dell’aumento dell’Iva) e con una crescita stimata 0,7%, la manovra tutta in deficit porterebbe l’indebitamento al 3,5%.

Altri contrasti sulle questioni economiche. Salvini e la Lega sono contrari all’introduzione del salario minimo di 9 euro all’ora, modificare la legge dignità che ha stabilito dei limiti per i contratti a termine(contratti che hanno per anni legittimato la precarietà sul lavoro)

 

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