La vicenda giudiziaria prende le mosse da un’intervista rilasciata nel 2018 a un sito di informazione online
Augusto La Torre, storico boss del clan camorristico attivo nel casertano e affiliato ai Casalesi, è stato condannato per diffamazione nei confronti del giornalista Giuseppe Tallino, cronista del quotidiano Cronache di Caserta. La sentenza è arrivata dal giudice monocratico del Tribunale di Ivrea, Antonella Pelliccia, che ha inflitto a La Torre una multa da 1.000 euro e disposto il risarcimento danni da quantificare in sede civile, con una provvisionale immediata di 3.000 euro per ciascuna delle parti civili, oltre a 1.800 euro di spese legali per parte.
La vicenda giudiziaria prende le mosse da un’intervista rilasciata da La Torre nel 2018 a un sito di informazione online. Durante il colloquio, il boss – detenuto dal 1996 e già condannato per numerosi omicidi, tra cui la strage di Pescopagano del 1990 – aveva definito Tallino “pseudogiornalista” e “portavoce della Procura”, criticando duramente alcuni articoli a firma del cronista, ritenuti a suo dire non veritieri. Le affermazioni spinsero Tallino a sporgere querela, dando avvio al procedimento.
Nel corso dell’udienza del 1° luglio scorso, La Torre ha rincarato la dose, arrivando a definire il giornalista anche “pennivendolo” e accusandolo di “volere la scorta”. Durante la successiva udienza del 15 aprile, il boss – difeso dall’avvocato Alessio Michele Soldano – ha rilasciato dichiarazioni spontanee, sostenendo che le sue affermazioni rientravano nel diritto di critica e non avevano intenti intimidatori.
Di parere opposto i legali di parte civile: gli avvocati Alessandra Bazzaro e Francesco Parente, difensori di Tallino, e Gennaro Razzino, rappresentante legale della testata Cronache di Caserta, anch’essa parte civile, hanno sostenuto l’accusa con la produzione di documenti giudiziari a sostegno della veridicità degli articoli. I pezzi contestati dal boss riguardavano un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che aveva portato alla condanna di Antonio e Francesco Tiberio La Torre, fratello e figlio del boss, e contenevano riferimenti anche allo stesso Augusto La Torre.
Nel corso dell’intervista incriminata, La Torre aveva inoltre attaccato l’allora pubblico ministero antimafia Alessandro D’Alessio (oggi Procuratore della Repubblica a Castrovillari) e Maria Antonietta Troncone, all’epoca Procuratore a Santa Maria Capua Vetere.
Nonostante una breve collaborazione con la giustizia, La Torre non è mai stato ritenuto un collaboratore pienamente affidabile. La sua collaborazione, hanno sottolineato varie sentenze, è stata definita “riduttiva”.
Il pubblico ministero della Procura di Ivrea aveva richiesto otto mesi di reclusione. La condanna a una pena pecuniaria e al risarcimento civile arriva in primo grado.
Red

