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Il regime ucraino ha bloccato due giornalisti della Rai. Zelensky perseguita chi non si adegua al pensiero unico bellicista

Redazione by Redazione
19 Febbraio 2023
in Attualità, In Primo Piano
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Bloccati da dodici giorni dai famigerati servizi segreti di Kiev

I servizi segreti ucraini,della SBU hanno bloccato da dodici giorni due giornalisti italiani, Andrea Sceresini e Alfredo Bosco, esperti free lance, collaboratori della Rai e di altre altre testate nazionali. Le autorità di Kiev hanno sospeso i loro accrediti militari con la generica accusa di “collaborare con il nemico”. Gli accrediti erano stati regolarmente rilasciati nel marzo 2022. La sospensione è di fatto una gravissima violazione del diritto di informazione e crea un rischio concreto per la sicurezza dei due giornalisti come riportato dal loro avvocato, Alessandra Ballerini.

I due giornalisti sono in attesa di essere interrogati dai servizi segreti locali ovvero dai componenti della famigerata Sluzhba Bezpeky Ukrainy – SBU, dal 2018 è accusata da varie organizzazioni internazionali tra cui Amnesty International e Human Rights Watch di vari crimini di guerra, esecuzione extra giudiziarie, torture. La SBU è controllata dalla fazione neonazista del regime di Kiev.

Sulla vicenda tace il governo italiano. Tace il presidente del consiglio Giorgia Meloni. Tace il ministro degli esteri, Antonio Tajani.

A chiedere al ministero degli esteri di attivarsi per risolvere il caso è Carlo Bartoli, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha invitato Tajani ad “accertare la situazione e garantire ai due connazionali condizioni di sicurezza e agibilità per poter svolgere il loro lavoro”. Bartoli riferisce inoltre che “secondo l’avvocato Alessandra Ballerini – che li assiste e che ha pubblicato una lettera sul sito Articolo21 – i due giornalisti dovrebbero essere interrogati dai servizi di sicurezza ucraini “avendo svolto alcuni reportage sulla situazione nel Donbass“, in particolare stavano realizzando un servizio per Rai3.

Intanto, i due giornalisti italiani hanno diffuso una nota che IlDesk.it pubblica integralmente

Il 6 febbraio mentre eravamo di ritorno dal fronte di Bakhmut, dove abbiamo realizzato un reportage per Rai3, il ministero della Difesa ucraino ci ha notificato la sospensione degli accrediti giornalistici che ci erano stati rilasciati nel marzo 2022; ciò comporta l’impossibilità di muoversi liberamente nel Paese, specie nelle zone vicino al fronte, e il rischio concreto di essere arrestati al primo posto di blocco. Di fatto, questo provvedimento ci ha messo nella totale impossibilità di lavorare e ha posto seriamente a rischio la nostra incolumità. Nessuno ci ha comunicato le ragioni del provvedimento.

Tuttavia, le voci che si sono sparse tra i fixer ucraini che lavorano nel Donbass – e di cui abbiamo prova scritta – ci indicano come “collaboratori del nemico”, un’accusa che in zona di guerra può avere conseguenze molto serie. L’unica notizia ufficiale che ci è giunta, nonostante i molti solleciti effettuati anche tramite la nostra ambasciata, riguarda un ipotetico “interrogatorio” al quale dovremmo sottoporci, e che dovrebbe essere eseguito dagli uomini dell’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino.

Inizialmente questo “interrogatorio” avrebbe dovuto svolgersi a Kramatorsk, dove ci trovavamo il 6 febbraio: abbiamo subito fornito all’Sbu i nostri numeri di telefono e il nostro indirizzo, chiedendo che il colloquio potesse avere luogo il prima possibile. Dopo cinque giorni di inutile attesa (trascorsi barricati in casa, in una città peraltro spesso bombardata dalle artiglierie russe), abbiamo deciso – dietro consiglio dell’ambasciata – di spostarci a Kiev, dove hanno sede gli uffici centrali dell’Sbu: l’“interrogatorio”, ci è stato detto, non si sarebbe più svolto a Kramatorsk, ma nella Capitale. Da allora nulla più è successo.

Nessuna notizia dall’Sbu, che abbiamo anche fatto contattare – inutilmente – da un avvocato ucraino; nessuna notizia dalla nostra ambasciata, né dalla Farnesina. Il 14 febbraio a un altro nostro collega, Salvatore Garzillo, pure lui con alle spalle molti mesi di esperienza in Ucraina, è stato addirittura impedito di entrare nel Paese attraverso la frontiera polacca, in quanto “non gradito”.

Un’esperienza simile era toccata, a febbraio e aprile 2022, anche a Lorenzo Giroffi, che oggi lavora per la Rai. Il sospetto – sulla base anche delle voci che sono circolate tra i fixer – è che alla radice di questi provvedimenti vi sia la nostra esperienza di lavoro giornalistico nelle repubbliche separatiste che, come centinaia di altri colleghi, abbiamo visitato più volte a partire dal 2014.

I nostri servizi dell’epoca riguardavano, tra le altre cose, il business delle miniere illegali gestite dai leader filorussi, la presenza in loco di volontari di estrema destra, anche italiani, e le faide interne ai governi delle repubbliche non riconosciute di Donetsk e Lugansk. Parallelamente – avendo peraltro ottenuto un apposito tesserino dell’Sbu – in quegli anni abbiamo ovviamente visitato il fronte anche sul lato ucraino, nella convinzione che quel conflitto, all’epoca dimenticato, andasse raccontato a tuttotondo e nel modo più onesto possibile… Si tratterebbe, insomma, di una operazione di censura preventiva”.

Tags: Andrea Sceresini Alfredo Boscoucraina
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