Le crude immagini del naufragio di Bodrum, in Turchia, interrogano le coscienze occidentali, quando il dramma immigrati esplode in Europa

BODRUM – L’ultima sassata alle coscienze occidentali arriva da Bodrum, paradiso turistico turco. E’ la foto di un bambino siriano affogato sulla riva, dopo il naufragio di un barcone di profughi. Giace prono tra i flutti, con la maglia e i pantaloni zuppi. Il corpo viene recuperato da alcuni militari (video). La foto fa in breve il giro del mondo. E’ rilanciata anche dai media italiani e forse segna un passaggio, per un sistema dell’informazione abituato a filtrare immagini crude, come riflesso storico-culturale. Un salto a cui contribuisce la rete, sui cui giorni fa erano girate altre sequenze di morte con piccoli cadaveri sulla battigia. La forza del web è anche il suo limite: l’indignazione scorre veloce tra fiumi di retorica, ma dura lo spazio di un clic.

 

CHI ERA – Secondo i media turchi il bambino aveva tre anni ed era nato a Kobane, nel nord della Siria, da dove era scappato con la famiglia. Si chiamava Aylan Kurdi ed è morto insieme al fratello Galip, 5 anni. Su Twitter circolano le foto dei due bambini. Un quotidiano canadese, Ottawa Citizen, afferma che la famiglia aveva fatto richiesta di asilo in Can. La donna sarebbe stata contattata dal padre, sopravvissuto al naufragio, che le ha dato la notizia della morte dei figli e della moglie. Dopo il dieniego delle autorità canadesi la famiglia Kurdi avrebbe deciso di tentare la traversata dalla Turchia da dove si trovava da qualche tempo.

 

FERMATI I SOSPETTI SCAFISTI DEL NAUFRAGIO – L’agenzia di stampa turca Dogan afferma che le autorità di Ankara hanno arrestato quattro persone sospettate di responsabilità nel naufragio in cui hanno perso la vita 12 migranti, tra cui i componenti della famiglia Kurdi. I quattro arrestati hanno tra i 30 e i 41 anni e apparentemente sono di nazionalità siriana. Tra le persone finite in manette figura anche il capitano del barcone. Sono accusati di omicidio e di traffico di migranti.

(Foto youtube/twitter)
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