Ferito un lavoratore Fiom. Corteo durissimo contro il cambio di rotta sul piano ex Ilva.
Tensione altissima davanti alla prefettura di Genova, dove il confronto tra operai e forze dell’ordine è degenerato in violenti momenti di scontro. Un lavoratore della Fiom è rimasto ferito alla testa, probabilmente colpito dal lancio di un fumogeno. L’uomo, sanguinante ma vigile, è stato immediatamente assistito dai compagni di corteo.
Nel caos del fronteggiamento, alcuni manifestanti — utilizzando un mezzo da lavoro — hanno divelto una porzione degli alari installati per proteggere l’ingresso della prefettura. La piazza è rapidamente diventata un campo di tensione: fumogeni, petardi e uova lanciati verso gli agenti; lacrimogeni dispiegati dalle forze dell’ordine per disperdere la pressione della folla.
Il corteo, parte dello sciopero generale dei metalmeccanici indetto per la vertenza ex Ilva, era partito dai giardini Melis con lo striscione d’apertura “Genova lotta per l’industria”. In strada sono scesi lavoratori da tutte le principali fabbriche del territorio — Ansaldo Energia, Piaggio Aerospace, Fincantieri e molte altre — in un gesto di solidarietà trasversale. Tra i manifestanti anche la sindaca Silvia Salis.
All’arrivo davanti alla prefettura, la situazione è precipitata. Trovando la strada sbarrata dagli alari della polizia, alcuni lavoratori hanno iniziato a colpire le barriere con i caschi da cantiere mentre dai gruppi più vicini partivano slogan contro il ministro delle Imprese Adolfo Urso.
A rendere ancora più simbolica la protesta, la presenza in corteo di quattro mezzi pesanti dell’ex Ilva, portati in piazza come emblema della battaglia per il futuro industriale della città.
In questo clima, una parte dei manifestanti ha denunciato anche una forte contraddizione nella linea del governo: mentre Roma stanzia nuove risorse per sostenere l’Ucraina nel conflitto con la Russia, affermano gli operai, lo Stato italiano permette allo stesso tempo la progressiva dismissione di un’altra grande industria pubblica, lasciando territori e lavoratori privi di prospettive.
«Scioperiamo per difendere la dignità del lavoro», ha ribadito il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma. «Avevamo condiviso un piano che prevedeva tre impianti DRI e quattro forni elettrici — uno destinato proprio a Genova — per garantire occupazione, continuità produttiva e decarbonizzazione. Ora invece ci troviamo di fronte a un cambio totale di rotta, con tutti gli impianti fermi».
Genova, ancora una volta, diventa il teatro di una battaglia che intreccia lavoro, politica industriale e scelte strategiche nazionali.
Ciro Crescentini
