Nel mirino i protagonisti delle mobilitazioni contro l’economia di guerra e il sostegno a Israele
Mentre cresce in tutto il paese la mobilitazione contro la guerra e il sostegno italiano al massacro del popolo palestinese, la risposta delle istituzioni si conferma ancora una volta quella della repressione. A denunciarlo è la Casa del Popolo di Salerno, dopo l’emissione di tre fogli di via contro altrettanti attivisti sindacali protagonisti delle lotte dello scorso autunno.
Il provvedimento colpisce chi ha preso parte alla giornata di sciopero generale del 22 settembre, quando anche a Salerno migliaia di lavoratori e studenti sono scesi in piazza contro l’economia di guerra, arrivando a bloccare il porto commerciale della città, snodo centrale nei traffici di merci e armamenti.
«I tre fogli di via notificati rappresentano l’unica risposta che questo governo è in grado di dare: la repressione», denuncia la Casa del Popolo.
Una misura che, lungi dall’essere neutra, appare come un chiaro tentativo di intimidire e colpire chi organizza il conflitto sociale. Colpire singoli attivisti per isolare le lotte collettive: è questa, secondo il comunicato, la strategia messa in campo.
«Mentre aumentano i pacchetti sicurezza e gli scudi per le forze dell’ordine, si comprimono sempre di più gli spazi di agibilità del dissenso», si legge ancora. Un quadro che si accompagna all’aumento delle spese militari e al coinvolgimento diretto dell’Italia in uno scenario di guerra sempre più esteso.
Dentro questa cornice, il blocco del porto di Salerno non viene rivendicato solo come momento di protesta, ma come azione concreta contro la filiera della guerra. Un’iniziativa che ha mostrato la possibilità di incidere realmente nei meccanismi logistici che sostengono i conflitti.
«Nel mezzo dell’espansione della guerra a livello globale, si continua a investire in un sistema che alimenta precarietà e conflitto», affermano gli attivisti.
Nonostante i provvedimenti repressivi, la risposta annunciata è quella della continuità della lotta. «Continueremo a lavorare per costruire un’opposizione reale e un’alternativa a questo sistema», ribadisce la Casa del Popolo.
Il comunicato si chiude con una parola d’ordine chiara: «Solidarietà ai compagni colpiti». Un appello che non è solo espressione di vicinanza, ma un invito a rilanciare l’organizzazione e la mobilitazione, contro una repressione che — si sottolinea — non rappresenta un’eccezione, ma una pratica sempre più strutturale nella gestione del dissenso sociale.
Ciro Crescentini
