Sulle cause dell’incidente sono in corso gli accertamenti. Tra le ipotesi circolate c’è quella secondo cui l’operaio stesse trasportando una tettoia, il cui peso o la cui disposizione avrebbero potuto compromettere la stabilità del veicolo. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione ancora da verificare.
Una giornata di lavoro si è trasformata in tragedia nella cava di Cernicchiara, sulle alture che sovrastano Salerno. Ferdinando Gallo, 57 anni, operaio considerato esperto nel proprio mestiere, ha perso la vita dopo il ribaltamento del muletto sul quale si trovava durante alcune manovre all’interno dell’area estrattiva. L’uomo è rimasto schiacciato dal mezzo e, quando sono arrivati i soccorsi, per lui non c’era più nulla da fare.
Sulle cause dell’incidente sono in corso gli accertamenti. Tra le ipotesi circolate c’è quella secondo cui l’operaio stesse trasportando una tettoia, il cui peso o la cui disposizione avrebbero potuto compromettere la stabilità del veicolo. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione ancora da verificare. Saranno le indagini condotte dagli operatori dell’UPG della Questura di Salerno a chiarire la dinamica dell’accaduto e ad accertare eventuali responsabilità.
La morte di Ferdinando Gallo riporta al centro una questione che non può essere affrontata soltanto dopo l’ennesima tragedia: la prevenzione degli infortuni e l’effettiva applicazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le dichiarazioni di cordoglio e le prese di posizione delle organizzazioni sindacali sono comprensibili e doverose, ma accanto alla solidarietà è necessario fare spazio a domande precise. Quante segnalazioni sono state presentate agli organi competenti per richiedere verifiche sulle condizioni di sicurezza nelle cave e nei cantieri del territorio? Quali controlli sono stati sollecitati presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e le aziende sanitarie competenti? E quali iniziative concrete si intendono promuovere affinché episodi simili non si ripetano?
Interrogativi che chiamano in causa le istituzioni, gli organismi di vigilanza, le imprese e le rappresentanze dei lavoratori. La prevenzione non può ridursi a un intervento successivo a un decesso: deve tradursi in controlli efficaci, formazione, manutenzione dei mezzi, valutazione dei rischi e rispetto delle procedure operative.
C’è poi un aspetto umano e sociale che merita la stessa attenzione. La scomparsa di un lavoratore non lascia soltanto dolore, ma può aprire anche una fase di difficoltà economica e materiale per chi resta. Per questo è importante interrogarsi sul sostegno che potrà essere garantito ai familiari di Gallo, nel rispetto delle loro necessità e dei percorsi previsti dalla legge, senza dimenticare il valore della tutela sociale per le famiglie colpite da simili tragedie.
La sicurezza sul lavoro non si misura soltanto attraverso le norme scritte, ma anche attraverso la capacità di prevenire i rischi, ascoltare le segnalazioni e intervenire prima che sia troppo tardi.
Il ricordo affidato alla poesia di Yuleisy Cruz Lezcano
Accanto alle indagini e alle domande sulla sicurezza, c’è il dolore di una famiglia che si trova improvvisamente a fare i conti con un’assenza irreparabile. A ricordare Ferdinando Gallo attraverso la parola poetica è Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e attivista, che ha scritto una composizione intitolata Il gigante buono, dedicata alla memoria dell’operaio.
Nella lettera inviata alla redazione, l’autrice spiega il senso del suo gesto: «Di fronte a una morte così dolorosa, ho sentito il bisogno di affidare alla poesia un pensiero di vicinanza alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene».
Il titolo richiama un’espressione affettuosa con cui, secondo il racconto riportato nella poesia, veniva chiamato Gallo da una cugina. Un soprannome capace di restituire, attraverso la memoria familiare, il ritratto di un uomo legato ai propri affetti, abituato alla fatica e alla semplicità della vita quotidiana.
Yuleisy Cruz Lezcano affida ai versi anche una riflessione che supera il singolo caso: «Attraverso questi versi, vorrei contribuire a mantenere viva l’attenzione sulle morti sul lavoro, ricordando che dietro ogni notizia ci sono una persona, una storia, una famiglia e un futuro interrotto».
La poesia diventa così un modo per sottrarre la vicenda al rapido susseguirsi delle notizie, riportando al centro la persona e le relazioni che la sua morte lascia ferite. Un omaggio alla memoria di Ferdinando Gallo, ma anche un invito collettivo a non considerare inevitabili le tragedie sul lavoro.
Di seguito, il testo integrale della poesia.
Il gigante buono
Dedicata a Ferdinando Gallo
di Yuleisy Cruz Lezcano
A Cernicchiara il giorno si è fermato,
tra pietre e polvere il silenzio è calato.
Il vento attraversa la cava deserta,
la vita si spezza, una casa
resta aperta.
Nando, un uomo dal cuore buono,
un gigante umano.
Mani abituate alla fatica e al lavoro,
giorni vissuti senza chiedere loro
più di una vita costruita con ingegno.
La cugina lo chiamava gigante buono,
e tra una risata
e uno scherzo affettuoso, gli diceva:
“non mangi pane, ma lavoro”
Una frase leggera, un ricordo prezioso, che oggi ritorna con un peso diverso, come una voce che cerca nel vuoto qualcosa che il tempo
non può restituire.
Sulla perdita non si vede che lo smarrimento, il gesto
che non ha più
il silenzio del significato,
è vicina la terra,
e la crepa delle foglie
si potranno raccontare
fino all’aprile del tempo
che si ferma negli oggetti rimasti.
Quello che c’era è pronto
per le migrazioni
dove il colore si stacca
e cade nel vivo della morte.
Restano parole interrotte, domande che attraversano le ore.
Non c’è custodia nel dopo,
tutto è dentro i ricordi:
un volto, una voce, una risata,
la presenza improvvisa
in una giornata.
Restano i figli, i nipotini,
gli affetti che accompagnavano i suoi passi, e tutto quello che ancora
doveva accadere,
le occasioni perdute, i giorni.
Non c’è un modo per comprendere l’assenza di chi si aspettava.
E intanto il lavoro continua,
le macchine riprendono
il loro rumore sulla vita
che passa per diventare notizia.
Ora Nando rimane nei ricordi di Giovi, nelle voci di chi lo ha conosciuto.
Restano le persone
che lo hanno amato,
costrette a imparare la forma del vuoto.
Eppure Nando non può essere
soltanto un nome, un incidente,
una data.
È stato una presenza
nella vita degli altri,
un uomo con le sue abitudini,
le sue risate, la sua fatica,
il suo modo di stare al mondo.
La vicenda di Ferdinando Gallo lascia aperti interrogativi che soltanto le indagini potranno contribuire a chiarire. Nel frattempo, il ricordo affidato ai versi di Yuleisy Cruz Lezcano richiama l’attenzione su ciò che troppo spesso rischia di scomparire dietro la notizia di un infortunio mortale: la vita concreta di una persona, i suoi affetti, i progetti e il futuro che avrebbe dovuto ancora vivere.
La memoria, da sola, non basta a prevenire altre tragedie. Deve accompagnarsi alla verifica delle responsabilità, alla vigilanza e a interventi capaci di rendere effettivo il diritto alla sicurezza.
Perché nessun lavoratore dovrebbe perdere la vita mentre svolge il proprio mestiere. E perché dietro ogni morte sul lavoro non c’è soltanto un incidente da ricostruire, ma una comunità chiamata a interrogarsi su ciò che è stato fatto e su ciò che, concretamente, si può ancora fare per evitare che accada di nuovo.
Alessandro Manna
