Enti locali, il governo vara il decreto taglia-salari e licenzia-precari: via alle proteste

Oggi il provvedimento di Palazzo Chigi. I sindacati: ““Ancora una volta si fa cassa a spese dei lavoratori pubblici”

Oggi  il governo di Matteo Renzi  approverà un decreto legge che taglia i salari dei dipendenti pubblici e legittimerà il licenziamento di molti precari finora impegnati nelle Province e nelle Città Metropolitane. Sostanzialmente cancellati i salari accessori.  Un duro colpo per i lavoratori comunali e delle Città metropolitane(ex province) di Napoli e della Campania. Domani manifestazioni in tutto il Paese. L’esecutivo nazionale sostenuto dal partito democratico e dal nuovo centro destra ha respinto anche un emendamento  testo del decreto legge Enti locali sul salario accessorio, che indicava una soluzione almeno per le città metropolitane e gli enti di area vasta. La riforma e la riorganizzazione degli enti locali è sempre in alto mare. Il decreto legge sugli enti locali non  comporterà significativi passi in avanti. Le città metropolitane sono sempre in mezzo al guado, né carne, né pesce, faticano ad organizzarsi e hanno difficoltà di finanziamento. Per non parlare delle province, ancora in piedi, molte delle quali rischiano di fallire. Con l’aggravante che restano gravi problemi, ancora insoluti, per la ricollocazione del personale.

 

 

A oltre due anni dalla riforma non c’è male, proprio un bel risultato per la coppia Renzi-Delrio. Ancora oggi i lavoratori precari di province e città metropolitane hanno la grama prospettiva di non ottenere alcuna proroga dei loro contratti in scadenza, mentre il personale impiegato in quegli enti che versano in difficoltà economico-finanziaria rischiano concretamente il taglio del salario accessorio. “Ancora una volta il governo ha deciso di fare cassa a spese dei lavoratori pubblici” osservano le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil della Funzione Pubblica. La protesta è già scoppiata a Firenze, dove da ieri, 20 luglio, i lavoratori hanno deciso l’occupazione diurna a oltranza (con assemblea permanente) della sala del Consiglio metropolitano in Palazzo Medici Riccardi. Il salario accessorio nel pubblico impiego dovrebbe garantire la “produttività”, cioè una parte di stipendio che non è fissa e uguale per tutti, bensì legata ai risultati ottenuti. Si chiama “salario accessorio”, ed è stato creato (con il consenso di tutti i maggiori sindacati) nell’intento di favorire l’impegno del personale e ottenere più l’efficienza. Infine, per quanto riguarda le Province e le Città metropolitane il decreto legge elimina le sanzioni dovute al mancato rispetto del Patto di Stabilità interno nel 2015, alla luce della riduzione delle risorse destinate a questi Enti nella fase di transizione collegata all’attuazione della riforma Delrio. Si tratta di un provvedimento particolarmente urgente per le Città metropolitane che rischiavano i tagli più consistenti al bilancio, come Roma (101 milioni di euro), Napoli (71 milioni) Torino (70 milioni) e Milano (42 milioni).

Ciro Crescentini

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