La capitale italiana è stata teatro oggi di due grandi mobilitazioni che hanno messo in piazza 130 mila persone contro la guerra, il riarmo e la violenza in Palestina e Iran.
Oggi a Roma due grandi manifestazioni hanno scandito la protesta contro la guerra, il riarmo e il massacro in Palestina e l’aggressione in Iran. Da una parte il corteo “Disarmiamoli”, promosso da Potere al Popolo, Usb, studenti palestinesi e Cambiare Rotta, dall’altra la grande mobilitazione europea “Stop ReArm Europe”.

“Oggi siamo in 30 mila, uniti contro il riarmo e il genocidio in Palestina” Così hanno annunciato gli organizzatori del corteo ‘Disarmiamoli’, partito da piazza Vittorio e diretto verso i Fori Imperiali, dove si è concluso con scene simboliche e cariche di tensione. Tra fiamme e petardi, i manifestanti hanno dato fuoco a bandiere di Israele, Nato e Unione Europea, accompagnati da slogan contro “i simboli dell’oppressione”.
“La denuncia chiara ed inequivocabile della recente aggressione imperialista all’IRAN è stata parte costitutiva della manifestazione contro la guerra e la NATO” – ha sottolineato Michele Franco dell’Unione Sindacale di Base

Un carro armato di cartone con la bandiera Ue è stato incendiato con fumogeni, mentre la bandiera palestinese sventolava sulla statua dell’imperatore Augusto, a simboleggiare la resistenza contro quella che i partecipanti hanno definito “una Terza guerra mondiale a pezzi”. Secondo gli organizzatori, si assiste a un intreccio di conflitti globali: dall’attacco diretto di Israele contro l’Iran, al genocidio a Gaza, passando per l’investimento europeo nel conflitto ucraino e la guerra commerciale Usa sotto Trump, fino alla folle corsa al riarmo.

Al corteo hanno partecipato attivamente anche i movimenti palestinesi in Italia, che hanno ribadito la loro posizione: “Non ci giriamo dall’altra parte, Israele è uno Stato coloniale, genocida e terrorista”. Tra i cori e i manifesti, sono stati contestati duramente il governo italiano e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con striscioni che criticavano anche altre figure politiche come Salvini, Draghi, Conte, Schlein, Tajani e Renzi, accusati di sostenere la guerra.
Il rogo simbolico di Israele, Ue, Nato e Trump

Nel corso della manifestazione sono stati dati alle fiamme manifesti raffiguranti le bandiere di Israele, Unione Europea e Nato, insieme a una foto del presidente statunitense Donald Trump. “Fuori l’Italia dalla Nato. Palestina libera dal fiume al mare” è stato uno degli slogan più scanditi.
La grande manifestazione europea “Stop ReArm Europe”: 100 mila persone in piazza
Parallelamente, a Porta San Paolo, si è svolta la mobilitazione promossa dalla campagna europea Stop ReArm Europe, con circa 100 mila partecipanti. Tra gli organizzatori Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia.

I promotori si sono presentati come “una marea di persone e organizzazioni che lottano ogni giorno contro le guerre, le ingiustizie, lo sfruttamento e il patriarcato, per la democrazia, i diritti e la giustizia sociale e climatica”.
Durante la manifestazione, si è svolto un ‘die-in’: i partecipanti, distesi a terra con sudari, hanno reso visibile con i loro corpi il genocidio del popolo palestinese e le devastazioni causate da tutti i conflitti in corso, accompagnati dalla registrazione dei bombardamenti su Gaza.

La politica risponde: mozione bipartisan per sospendere la cooperazione militare con Israele
A margine delle manifestazioni, i leader di Pd, M5s e Alleanza Verdi e Sinistra hanno annunciato il deposito di una mozione unitaria per chiedere la revoca del memorandum d’intesa con Israele nel settore militare e della difesa, oltre alla sospensione di qualsiasi forma di cooperazione militare con lo Stato israeliano.

Due piazze, due messaggi, una sola urgenza: fermare la guerra
Il confronto tra le due manifestazioni, pur partendo da posizioni diverse – e in qualche caso distanti su alcuni aspetti – rivela una convergenza sul punto fondamentale: fermare il riarmo, la guerra e la violenza contro i civili. A Roma oggi si sono viste piazze gremite, cariche di rabbia ma anche di speranza, in un momento storico in cui i venti di guerra minacciano di travolgere interi continenti.

Il grido che si leva dalle strade della capitale è chiaro: bisogna fermare la corsa agli armamenti, revocare gli accordi militari con Stati coinvolti in conflitti e promuovere una pace giusta e duratura, a partire dalla Palestina. La sfida per l’Italia e per l’Europa sarà ora trasformare questa mobilitazione in politiche concrete e coerenti con i valori di democrazia e diritti umani.

Il primo piano di oggi ci racconta una Roma divisa ma unita dalla lotta per la pace, in cui la protesta si fa denuncia e la denuncia si fa richiesta di cambiamento. Una giornata che segna un passaggio cruciale nella mobilitazione contro il riarmo e il genocidio, un messaggio che dal cuore d’Italia vuole raggiungere tutta l’Europa e il mondo.
Ciro Crescentini

