Dalla Palestina a Cuba: bandiere e slogan contro governo, riarmo e interventi internazionali
Una lunga marea di bandiere, slogan e striscioni ha attraversato oggi il centro della capitale. Migliaia di persone sono scese in strada per una manifestazione nazionale che ha unito diverse rivendicazioni: il rifiuto della riforma costituzionale sulla giustizia, la protesta contro il governo guidato da Giorgia Meloni e un forte messaggio contro la guerra e le politiche di riarmo.
Un corteo partecipato nel cuore della capitale
Secondo gli organizzatori, circa 20mila manifestanti hanno preso parte al corteo che nel pomeriggio ha attraversato Roma. La mobilitazione è partita intorno alle 15:15 da Piazza della Repubblica e ha percorso il centro cittadino fino a raggiungere Piazza San Giovanni in Laterano, uno dei luoghi simbolo delle grandi manifestazioni politiche italiane.

La protesta è stata promossa dal movimento politico Potere al Popolo e dal “Comitato per il No sociale”, nato per contrastare il referendum costituzionale sulla giustizia previsto il 22 e 23 marzo. Al corteo hanno aderito numerose realtà: sindacati di base come Unione Sindacale di Base, collettivi studenteschi tra cui Osa e Cambiare Rotta, movimenti per il diritto alla casa, centri sociali e gruppi di solidarietà internazionale legati alla causa palestinese.
Gli slogan: dal referendum alla politica estera
Lungo il percorso si sono susseguiti cori e cartelli rivolti contro l’esecutivo e contro la riforma della giustizia. Tra i più ripetuti: “Vota No, Meloni vattene”;“No alla guerra”; “giù le mani dall’Iran”; “giù le mani da Cuba socialista”

Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta: “No al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida”, mentre poco dietro sfilava quello di Potere al Popolo: “Diciamo no all’Italia peggiore, no alla guerra, no al governo Meloni”.
Tra la folla sventolavano bandiere della Palestina, di Cuba, del Venezuela e dell’Iran, insieme alla bandiera arcobaleno della pace. Durante la manifestazione sono stati anche bruciati alcuni cartelloni con l’immagine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e una bandiera statunitense, gesto accompagnato da striscioni contro quello che i manifestanti hanno definito “aggressioni imperialiste”.
Musica e arrivo a San Giovanni
Il corteo è stato accompagnato da musica diffusa dagli altoparlanti dei camion organizzativi. Tra i brani suonati “Casa mia” di Ghali e “Figli della stessa rabbia” della Banda Bassotti, diventati la colonna sonora della manifestazione.
Intorno alle 17, la testa del corteo ha raggiunto piazza San Giovanni, concludendo la marcia dopo circa due ore di attraversamento della città.
Mobilitazioni anche nel resto d’Italia
La giornata di proteste non si è limitata alla capitale. A Milano alcune centinaia di persone hanno partecipato a una manifestazione organizzata da realtà antagoniste in memoria di Davide Cesare, noto come “Dax”, militante antifascista ucciso nel 2003. Il corteo è partito da Arco della Pace e ha attraversato corso Sempione, concludendosi nella zona di Lampugnano presso il Palasharp, occupato per tre giorni di iniziative dedicate alla sua memoria. Durante il passaggio davanti alla sede della Rai è stato esposto uno striscione contro l’informazione definita “propaganda di guerra”.

Un’altra mobilitazione si è svolta a Torino, dove alcune centinaia di manifestanti hanno sfilato sotto la pioggia partendo da Piazza XVIII Dicembre fino a Piazza Vittorio Veneto. Anche qui il tema centrale è stato il sostegno alla Palestina e la critica alle politiche internazionali di Stati Uniti e Israele.
Una giornata di piazza verso il referendum
Le manifestazioni odierne rappresentano una delle mobilitazioni più visibili della campagna che precede il referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo, che chiamerà gli italiani a esprimersi su una riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dal governo.

Per i promotori della protesta, la piazza di oggi ha voluto lanciare un messaggio politico chiaro: unire il dissenso sociale contro la riforma della giustizia, le politiche del governo e le guerre in corso nel mondo.
CiCre
