Coronavirus, pronto soccorso  invasi da persone asintomatiche per l’assenza della medicina territoriale

L’allarme di Salvatore Manca presidente di Simeu

Scarsa disponibilità dei medici di base, ritardi nell’effettuazione dei tamponi sul territorio, ritardi, stanno alimentando il caos negli ospedali italiani. I pronto soccorso italiani “sono presi d’assalto da persone asintomatiche o paucisintomatiche che temono di avere il Covid e cercano una risposta che la medicina territoriale non gli sta dando”. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa Agi,  Salvatore Manca, presidente di Simeu, Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza. Con l’impennata dei contagi, i tempi per effettuare un tampone si sono dilatati sempre di più e gli italiani si sono riversati nei pronto soccorso.

Da Nord a Sud, l’allarme è generale: “Ho effettuato un’indagine e ne è venuto fuori che non c’è Regione in cui non si stia verificando questo fenomeno”, ha spiegato Manca. Il motivo è duplice: “Da una parte abbiamo i ritardi nell’effettuazione dei tamponi sul territorio e la scarsa disponibilità dei medici di base, e dall’altra abbiamo una buona parte di pronto soccorso che hanno introdotto i test rapidi”. Va da sè che i cittadini vedano nel presidio ospedaliero d’urgenza “l’unico punto di riferimento“.

La soluzione? Per il presidente di Simeu, “la medicina del territorio deve funzionare, una grossa mole di pazienti che arriva da noi e dovrebbe essere gestita dal territorio. Si parla di almeno un 30% di pazienti asintomatici e paucisintomatici che potrebbe essere gestita in modo diverso dalle Asl, dai medici di base e dalle Usca: le Unità speciali di continuità assistenziale che svolgono attività domiciliari per i pazienti COVID-19”.

E invece “ci ritroviamo coi livelli dell’inizio della pandemia”, quando l’affluenza non era ancora stata frenata dalle indicazioni ministeriali e dalla paura del contagio. Quelle indicazioni di non recarsi al pronto soccorso ma telefonare al proprio medico per un primo triage telefonico, ha spiegato ancora il presidente di Simeu, “sono ancora valide ma le persone cercano risposte che non trovano fuori dai pronto soccorso”.

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