Cgil, Landini è il nuovo leader ma il Pd già lo attacca

Il sito ‘democratica’ critica duramente il  vertice dell’organizzazione per un mozione contro il golpe in Venezuela

Maurizio Landini è il nuovo segretario della Cgil. Lo ha eletto l’assemblea generale, riunita alla Fiera del Levante di Bari, con il 92,7% dei consensi. Classe ’61, emiliano, l’ex leader della Fiom  sarà affiancato da due vice: Vincenzo Colla e Gianna Fracassi. Quanto alla segreteria, questi i nomi dei componenti: Nino Baseotto, Rossana Dettori,  Ivana Galli, Roberto Biselli, Giuseppe Massafra, Emilio Miceli e Tania Scacchetti. Il neo leader della principale organizzazione sindacale confederale, visibilmente emozionato, ha parlato per 40 minuti dal palco del Congresso di Bari, presentando le sue linee programmatiche all’assemblea. Il suo discorso è stato interrotto più volte dagli applausi della platea, che alla fine in gran parte si alza per applaudirlo. Un abbraccio a Susanna Camussoche ha dato tante lezioni“. Cosi’ il nuovo segretario della Cgil. “Sarebbe ipocrita – ha detto – se non dicessi che ci sono stati degli attriti. Ci ha insegnato che bisogna avere cura degli altri e ha dimostrato una grande capacità di autonomia. Mi pare – ha detto in apertura del suo discorso – che il risultato parli da solo”. Landini ha sottolineato la sua contrarietà alla nascita di nuove correnti. “Se qualcuno qui si sente landiniano, camussiano, colliano sappia che questi sono sintomi di una malattia che va curata subito“- ha affermato Landini – “non abbiamo bisogno di correnti, sono un mondo che non esiste più”. Lunghissimo applausi hanno accompagnato il neo segretario generale nei passaggi più politici sul suo mandato che vedrà al centro  un’azione per “avviare una nuova stagione di politiche contrattuali, restituire centralità al lavoro, avviare una riforma vera delle pensioni, recuperare un mezzogiorno abbandonato e valorizzare il lavoro pubblico”.  Temi questi su cui continuerà a schierare la Cgil senza dimenticare di riconfermare l’impegno all’unità sindacale con Cisl e Uil. “L’unità sindacale va ricostruita dal basso”.

E al governo manda subito un primo messaggio: “il governo del cambiamento non sta cambiando un bel niente. Non sta intervenendo sulle cause della situazione economica e la manovra è miope e recessiva, non certo la bussola del cambiamento delle politiche economiche e sociali”, dice prima di ammonire che “non si cambia il Paese contro e senza il contributo del mondo del lavoro”, prosegue prima di chiedere una legge sulla rappresentanza per “dare ai lavoratori la libertà di scegliere il sindacato che meglio li rappresenti senza dover sottostare ai ricatti“, incalza. E ancora. Nessun passo indietro sulla Tav, “andare verso il blocco di tutti i cantieri non mi sembra intelligente”,dice, ma allo stesso tempo serve “un piano straordinario di investimenti in infrastrutture non solo materiali ma anche sociali che non viene realizzato”. E sui migranti difende il diritto all’accoglienza: “il problema di Salvini è quello di chiudere i porti su cui siamo contro e a favore invece di una politica dell’accoglienza ma ci pare che le leggi fatte in questo periodo non siamo accettabili”, prosegue ribadendo il giudizio negativo sul reddito di cittadinanza. “Il problema è la confusione che sta facendo questo governo che comunque non ha mai modificato l’art.18 come annunciato. La povertà c’è ma non si può pensare di affrontarla pensando a mescolarla con le politiche del lavoro. Fai solo una grande confusione e non affronti ne’ l’una ne l’altro”, prosegue. E infine torna a insistere sull’unità della Cgil. “Se qualcuno si sente landiniano, camussiamo o colliano sappia che questi sono sintomi di una malattia da curare subito” ironizza. E ancora, tra gli applausi calorosi del catino della Fiera del Levate, dice: “la Cgil o è una o non è, o è plurale o non è. E dobbiamo ripetere con forza che la Cgil è collettiva e che prima degli interessi personali vengono quelli di chi rappresentiamo“.

Il Partito Democratico si schiera in favore del golpe in Venezuela e attacca la mozione della Cgil contro l’autoproclamazione del presidente Juan Guaidò  –  Primo siluro lanciato dal partito democratico contro il nuovo vertice della Cgil. L’occasione è stata la grave situazione determinatasi in Venezuela con il tentativo di golpe contro il legittimo governo guidato dal presidente Maduro e una mozione approvata dal congresso della Cgil. “Non è accettabile sul piano democratico che il presidente del Parlamento si possa autoproclamare Capo dello Stato e che a questo atto di imperio venga data legittimazione da parte di stati stranieri che così facendo, contribuiscono ad alimentare la tensione, anziché ridurla – evidenzia la mozione dlla Cgil – si deve risolvere con gli strumenti della politica e del confronto, senza violenza e rispettando il diritto all’auto determinazione del popolo venezuelano”. Un documento che scatena le ire di “Democratica”, il sito ufficiale del Pd. Una lunga nota con un titolo eloquente: “Sul Venezuela la nuova Cgil comincia male”. Una nota firmata da Mario Lavia. Veramente incredibile per il suo squilibrio il tweet del Congresso della Cgil sugli sviluppi della situazione venezuelana: una presa di posizione, nei fatti, favorevole al dittatore Maduro – spiega la nota piddina –  A parte che Maduro è tutto tranne che democraticamente eletto, la Cgil sa bene che si tratta di un despota e affamatore di popolo. Ovviamente non si tratta di “fare il tifo” per Guaido ma di battersi perché in Venezuela torni attraverso libere elezioni la libertà conculcata da Maduro. Ci pare una posizione un tantino più illuminata di quella della nuova Cgil di Landini, Putin, Assad e Erdogan”. Sulla stessa lunghezza d’onda la deputata del Pd, Anna Ascani con un post su Twitter. “Ma siamo proprio sicuri che questa cosa abbia senso? Che un sindacato che rappresenta i lavoratori italiani –  con tutto quello che c’è da fare e da dire sul tema – debba esprimersi, con la storia che ha, a sostegno di un dittatore che ha devastato il suo Paese? Sono senza parole”.

Un attacco diretto a Landini. Un atto di presunzione e di saccenteria che costringono i vertici della confederazione ad una replica, a diffondere una nota articolata che confermano sostanzialmente la posizione critica contro l’auto – proclamazione di  Juan Guaidò.  “A quanti oggi ci criticano senza ragione, diciamo che avremmo voluto sentire la loro voce quando in Brasile si organizzava un vero e proprio golpe bianco volto ad escludere l’ex presidente Lula dalla competizione elettorale per le Presidenziali. In quel caso, invece, solo un silenzio assordante”. La Cgil ha espresso “profondissima preoccupazione per quando accade in Venezuela e ha chiesto il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani, evitando, da parte di quanti sono coinvolti, ogni azione di violenza e repressione. Abbiamo anche sottolineato la gravissima crisi economica e sociale nel Paese, diretta conseguenza delle scelte del governo. È una situazione di crisi che vede i cittadini venezuelani soffrire della mancanza di generi di prima necessita’ e di cure mediche, oltre che di perdita di potere di acquisto dei salari. Questa situazione si deve risolvere con gli strumenti della politica e del confronto, senza violenza e rispettando il diritto all’auto determinazione del popolo venezuelano”. Alla Cgil sembra “non accettabile sul piano democratico che il presidente del Parlamento si possa auto proclamare Capo dello Stato, altrettanto inaccettabile e’ che a questo atto di imperio venga data legittimazione da parte di stati stranieri che, cosi’ facendo, contribuiscono ad alimentare la tensione, anziche’ ridurla. Infine abbiamo rivolto un appello alle autorita’ del Venezuela perche’ garantiscano diritti e liberta’ di espressione chiunque perche’ e’ solo attraverso la pratica della democrazia che quel paese potra’ uscire rafforzato dalla terribile situazione attuale”, conclude la nota.

                                                                                                                      Ciro Crescentini

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