Un nuovo percorso di mobilitazione e partecipazione, con l’obiettivo di trasformare l’indignazione in azione concreta e collettiva, per un mondo del lavoro più giusto, sicuro e trasparente.
Parte ufficialmente “I diritti non si appaltano”, la nuova campagna nazionale della CGIL che intende mettere al centro il tema del lavoro dignitoso, contrastando lo sfruttamento, il lavoro nero e le distorsioni legate al sistema degli appalti e subappalti. L’iniziativa, disponibile in sette lingue, si rivolge in particolare ai milioni di lavoratrici e lavoratori impiegati in condizioni precarie e irregolari.
Secondo i dati dell’ISTAT, in Italia si contano circa 3 milioni di persone che lavorano in modo irregolare, e oltre 5,7 milioni tra dipendenti e autonomi a basso reddito: molti di questi operano all’interno della catena degli appalti, spesso in situazioni di forte vulnerabilità.
Con questa campagna, la CGIL punta a far emergere e fermare pratiche diffuse come l’abuso dei subappalti, il dumping contrattuale e la concorrenza sleale, cause ricorrenti di incidenti, infortuni e morti sul lavoro. “Gli appalti, come dimostrano inchieste e processi, sono terreno di conquista per la criminalità organizzata e le mafie. A pagarne le conseguenze sono proprio i lavoratori”, denuncia il sindacato.
La campagna si collega direttamente alla recente mobilitazione referendaria, in cui uno dei quesiti principali riguardava proprio la responsabilità delle aziende che ricorrono agli appalti. “Coerentemente con la battaglia portata avanti attraverso i referendum e per valorizzare la forza dei 12 milioni di Sì, lanciamo questa campagna. Vogliamo aprire una nuova stagione di vertenze collettive e individuali, ma anche di contrattazione preventiva e modelli organizzativi virtuosi”, sottolinea la CGIL in una nota.
Per l’occasione, la redazione di Collettiva, giornale/agenzia della Cgil ha prodotto un longform multimediale che raccoglie materiali informativi, articoli, video, podcast e storie vere di lavoratori coinvolti negli appalti, mettendo in luce anche pratiche positive e percorsi di riscatto.
Alla presentazione ufficiale della campagna è intervenuto il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che ha dichiarato: “La campagna della CGIL che presentiamo oggi è in continuità con il referendum, dove uno dei temi era la responsabilità di chi decide di fare gli appalti. Il messaggio che diamo è quello di un cambiamento del nostro modo di agire su queste materie”.
“È anche un’operazione di verifica, nei settori in cui siamo presenti, per capire la natura degli appalti e cosa accade in quel contesto. Vogliamo capire quali problemi ci sono, aprendo le necessarie vertenze per tutelare i diritti”, ha aggiunto Landini. “Nelle prossime settimane dovremo valutare l’organizzazione di momenti in cui, in tutto il Paese e nei luoghi di lavoro, informiamo le persone, come già fatto per i referendum”.
Attraverso “I diritti non si appaltano”, la CGIL lancia così un nuovo percorso di mobilitazione e partecipazione, con l’obiettivo di trasformare l’indignazione in azione concreta e collettiva, per un mondo del lavoro più giusto, sicuro e trasparente.
Red
