Carabiniere ucciso, anche Varriale era senza pistola

E i legali dei  due ragazzi sollevano nuove domande 

Anche Andrea Varriale, il carabiniere in servizio con Mario Cerciello Rega nella notte in cui e’ stato ucciso il vicebrigadiere, al momento dell’aggressione da parte di Finnegan Elder Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, sarebbe stato senza pistola. E’ quanto apprende dall’Agenzia di stampa ‘Nova’ da fonti ben informate. Finora, era stato accertato che solo Cerciello Rega era uscito senza arma. La notizia se confermata potrebbe clamorosamente smentire le dichiarazioni del comando provinciale dell’Arma rilasciate durante la conferenza stampa svoltasi lo scorso 30 luglio.

E non finisce qui.  ll consulente legale statunitense della famiglia di Finnegan Lee Elder, Craig Peters, in un’intervista rilasciata alla ABC7 News(nella foto) senza giri di parole ha affermato che “Dobbiamo avere risposte ad alcune domande riguardo le indagini, che ci sembra i media non abbiano, ad oggi, ancora fatto”. Tra le tante incognite sollevate non solo dai giornali ma anche dalla ricostruzione della Procura, ci sarebbe anche un buco di 24 minuti. Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, avvocati di Gabriel Christian Natale Hjorth, punterebbero proprio su questo lasso temporale per difendere il proprio assistito, e dimostrare che fosse ignaro che l’amico avesse un’arma. Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth sparirebbero dalle telecamere di videosorveglianza per quasi mezz’ora dopo essere usciti dall’hotel per andare all’appuntamento con Sergio Brugiatelli per portargli lo zaino. All’incontro, davanti alla Banca Unicredit di via Cesi, ci sarà una collutazione di 4 minuti e l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Non è chiaro cosa i due ragazzi abbiano fatto prima di arrivare sul luogo del delitto. Nei prossimi giorni, questo aspetto potrebbe essere chiarito dall’acquisizione di nuovi filmati delle videocamere di sorveglianza della zona da parte delle forze dell’ordine.

Pd, Matteo Orfini: “Difendiamo i valori della Costituzione anche se è impopolare farlo” – “Fissiamo alcuni punti fermi. I due ragazzi americani meritano una pena giusta? Sì. Un detenuto ha dei diritti? Sì. Quei diritti vengono meno se il crimine commesso è particolarmente efferato? No. Bendare e legare un detenuto è giusto? No. È legale? No. Verificare che i diritti anche del peggior delinquente vengano rispettati è giusto? Sì. È popolare? No”. Così su Facebook, Matteo Orfini, deputato Pd, interviene sulla vicenda della visita in carcere dell`esponente Pd, Ivan Scalfarotto, ai due americani arrestati per l’omicidio del vicebrigadiere Cerciello Rega. “Difendere i diritti di un poveraccio magari finito in carcere per errore è più semplice e popolare che difendere i diritti del peggior delinquente? Sì. Il peggior delinquente e il poveraccio hanno gli stessi diritti? Sì. È un bene? Sì. Un partito deve difendere una scelta giusta anche se impopolare? Sì. Un partito deve rinunciare a una battaglia giusta perché impopolare? No. Un partito che rinuncia a una battaglia giusta perché impopolare è utile? No. La democrazia in Italia ha bisogno di un partito che in questo clima orribile difenda principi e valori costituzionali anche se è impopolare farlo? Sì. Lo stiamo facendo? No”, conclude.

 

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