Capo del governo di sinistra di Malta non vuole i 49 migranti: “Non sono Babbo Natale”

L’esponente del partito laburista parla sulla stessa lunghezza d’onda di Matteo Salvini

“Non sono Babbo Natale”. Non usa mezzi termini, Joseph Muscat, il capo del governo di Malta e leader del Partito Laburista Maltese, forza storica della sinistra maltese, che aderisce come il PD all’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei al Parlamento Europeo, e al PSE, nel dichiararsi contrario allo sbarco nella sua isola dei 49  passeggeri delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye. Senza tentennamenti ha sposato la linea dura del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. Alla base della decisione assunta dall’esponente della cosiddetta  sinistra di La Valletta,  vi è il timore che si possa creare un pericoloso precedente, con la condanna dell’isola a divenire meta fissa di sbarchi.

“Se si fosse accettato di far sbarcare le navi delle due ONG sin dall’inizio senza chiarimenti, i bulli avrebbero vinto, mentre i paesi come Malta che rispettano le leggi e salvano vite, sarebbero finiti per essere le vittime”. Così il primo ministro maltese”socialista” Joseph Muscat si è soffermato sull’attuale situazione di stallo delle due navi Sea Eye e Sea Watch 3, alla ricerca di un porto sicuro dal 22 dicembre con a bordo 49 migranti.  In un’intervista telefonica alla radio One del Partito laburista. Muscat ha detto che per il suo governo la cosa più semplice sarebbe di recitare la parte di “Babbo Natale” e consentire lo sbarco, ma questo “creerebbe un precedente”, con il rischio che l’isola diventi il punto di approdo nel Mediterraneo per tutti i migranti bloccati in mare. “Abbiamo bisogno di trovare un equilibrio tra l’aspetto umanitario e la sicurezza nazionale. Questo è un problema che potrebbe costituire un precedente e dovremo essere vigili al riguardo – ha aggiunto l’esponente della cosiddetta sinistra maltese –  È facile giocare a fare Babbo Natale con tutti, ma poi a gennaio, febbraio e nel periodo estivo, ci verrebbe chiesto di fare lo stesso”. Muscat ha quindi ribadito la posizione del governo secondo cui Malta non è responsabile per coloro che sono stati salvati al di fuori della sua giurisdizione e competenza. “Ecco perché stiamo discutendo con altri paesi e con l’Unione europea, per farci dire di chi è la responsabilità di questo caso e, nel caso succeda di nuovo la stessa cosa, come procedere”.Il primo ministro ha anche messo in dubbio i metodi di salvataggio delle Ong: “Ci sono molte opinioni diverse sulla dinamica di questi salvataggi e su come sono stati condotti, ma non voglio entrare nel merito ora”.

Il comportamento del governo maltese è ambiguo. Non è  la prima volta che il governo del nostro Paese  sospetta che La Valletta indirizza i barconi verso le nostre coste. La linea che Malta vuol far passare è questa: non è e non sarà responsabile di coloro che non vengono salvati in aree Sar( individuate in base alla convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo)  diverse da quella libica. Peccato che sia quello che ha fatto l’Italia nei tre anni precedenti, cioè farsi carico nei fatti delle aree di recupero e soccorso di Libia e Tunisia. L’area italiana di responsabilità italiana, copre 500mila chilometri quadrati di mare, il doppio del territorio italiano, ma di fatto la guardia costiera italiana  effettua interventi su 1 milione e 100 mila km quadri, praticamente metà del Mediterraneo. La Libia e la Tunisia, infatti, hanno ratificato la Convenzione di Amburgo, ma non hanno mai provveduto a definire le loro rispettive aree Sar o a predisporre un’organizzazione ad hoc, e dove finiscono le aree sar italiana e maltese si crea un buco.

E non finisce qui. Negano l’approdo dei 49 migranti  anche i governi  della Grecia e della Spagna guidati da premier di sinistra. Tsipras e Sanchez  si comportano come il ministro dell’Interno Salvini  perché hanno paura di perdere voti.

                                                                                                      CiCre

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