L’inchiesta su Delmastro accelera la crisi. Meloni alza la pressione sulla ministra del Turismo
La valanga di No al referendum sulla riforma della giustizia, insieme allo scoop del quotidiano Il Fatto, provoca uno scossone improvviso al governo e fa esplodere, nel giro di poche ore, tutte le tensioni rimaste finora sotto traccia. Inchieste, polemiche e contraddizioni politiche si intrecciano in un pomeriggio che segna uno dei momenti più critici per l’esecutivo dall’inizio della legislatura.
Tutto è accaduto oggi tra le 16 e l’ora di cena. Da Palazzo Chigi parte un’indicazione precisa: serve un segnale immediato. Nel giro di poche ore arrivano le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, maturate dopo un confronto diretto con il ministro Carlo Nordio, che fino all’ultimo avrebbe tentato di evitare l’uscita della sua più stretta collaboratrice.
Parallelamente si apre il caso politico più delicato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rompe gli indugi e, con una nota ufficiale, invita la ministra del Turismo Daniela Santanchè a fare un passo indietro. Un invito esplicito, che equivale a una sfiducia politica e segna una presa di distanza netta.
La risposta, però, non arriva. Santanchè resiste, conferma la sua agenda e fa sapere di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Una posizione che innesca un duro confronto ai vertici della maggioranza, coinvolgendo anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, considerato tra i principali punti di riferimento della ministra. Tra lui e Meloni si apre un braccio di ferro che evidenzia le crepe interne alla coalizione.
Al ministero della Giustizia, intanto, il clima è rovente. Delmastro, inizialmente contrario a lasciare, cede alle pressioni e annuncia: «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni. Pur non avendo fatto nulla di scorretto, ho commesso una leggerezza». Una dichiarazione con cui rivendica il proprio operato, pur assumendosi la responsabilità politica del passo indietro.
Anche Bartolozzi lascia dopo essere finita al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni contro la magistratura e per una vicenda giudiziaria personale. Le due uscite indeboliscono il ministro Nordio, che tuttavia decide di restare in carica, escludendo l’ipotesi di dimissioni nonostante le voci circolate nelle ore più concitate.
Sul fronte del Turismo, la pressione su Santanchè resta altissima. Le inchieste che la riguardano – tra cui quelle legate a presunte irregolarità societarie e a una contestata truffa ai danni dell’INPS – continuano ad alimentare il dibattito politico. Nonostante ciò, la ministra ribadisce la propria linea, difendendo il suo operato e respingendo ogni accusa.
Nel pieno della crisi, la linea di Palazzo Chigi viene ribadita con chiarezza: «Il Presidente del Consiglio esprime apprezzamento per la scelta di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi e auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè».
In meno di cinque ore, il governo si ritrova così a fronteggiare una crisi politica improvvisa e profonda. La strategia della presidente del Consiglio punta a un intervento drastico per ricompattare la maggioranza e rilanciare l’azione dell’esecutivo, ma resta aperto il nodo centrale: la posizione della ministra del Turismo, da cui dipenderanno i prossimi sviluppi di una vicenda che ha già lasciato segni evidenti negli equilibri politici.
CiCre
